martedì 19 aprile 2016

Referendum Trivelle....e tutto per un comma!

Forse sono fuori tempo massimo e non interessa più a nessuno ma, aldilà dei numeri che possono essere letti e interpretati secondo il proprio convincimento, vorrei fare alcune brevi considerazioni sull'iter personale che mi ha portato a decidere su quest'ultimo referendum, detto delle Trivelle, e sul perché.
Queste riflessioni nascono anche dal desiderio di far chiarezza sul perché delle mie posizioni dopo gli scontri, più che i confronti, verbali con amici che stimo e con i quali non vorrei si creassero fraintendimenti e si incrinassero i rapporti.

Nell'agosto 2015 firmai online nel sito di Greenpiece la richiesta di un referendum contro ulteriori trivellazioni nei nostri mari.
Sinceramente devo ammettere che poi me ne dimenticai, né ebbi più notizie della fine che avesse fatto il referendum fino al 27 gennaio 2016, giorno in cui scoprii che ci sarebbe stato un referendum riguardante le Trivellazioni in Italia, anche se men che meno riuscii a capire cosa avrebbe riguardato!
Quel giorno aprendo la posta trovai infatti questa mail di Greenpeace (di cui sono socia) che così mi informava:


Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 27 gennaio 2016

Ciao Annalisa, 
stavolta ti scriviamo non solo per difendere l'ambiente, ma anche la democrazia… e le tue tasche!
Pochi giorni fa la Corte Costituzionale ha stabilito che i cittadini potranno dire la loro sulle trivellazioni, ammettendo un referendum sulla ricerca di petrolio nei nostri mari proposto da ben 9 Regioni.
Per facilitare la partecipazione e risparmiare centinaia di milioni di euro, si potrebbe fare qualcosa di molto semplice: accorpare la data del referendum e quella del primo turno delle prossime amministrative. Renzi, però, sta già pensando a qualcosa di diverso: per affossare la democrazia e compiacere le compagnie petrolifere è disposto a evitare l'ELECTION DAY, sprecando centinaia di milioni di euro dei cittadini! 
Se referendum e amministrative fossero accorpati, potremmo risparmiare un'enorme quantità di denaro pubblico, stimabile tra i 350 e i 400 milioni: CHIEDI ANCHE TU L'ELECTION DAY!
Il Governo dovrebbe agevolare l'intervento di tutti, invece di difendere i petrolieri a spese dei cittadini! Non smetteremo di opporci alle miopi politiche energetiche di Renzi che vorrebbero trasformare i nostri mari in un Texas di serie B, sacrificando l'Italia per il profitto di pochi e a scapito di molti. 
Soprattutto non accettiamo che ciò avvenga sottraendosi ad un leale confronto con gli elettori!
A Renzi forse fa paura la democrazia. A noi no.
Quasi 20mila persone si sono già mosse in pochissime ore per chiedere l'Election Day, ora contiamo su di te: FIRMA per chiedere che il referendum e le amministrative vengano accorpati!
Grazie per il tuo impegno 

Firmai!
Presa da entusiasmo e indignazione firmai e incomincia a postare appelli per convincere amici e conoscenti a informarsi e a pretendere di capire.
Si pretendere di capire!
Sembrerebbe cosa ovvia cercare di voler capire cosa un referendum chieda ai cittadini con la loro partecipazione e con il loro voto, ma passando i giorni mi accorgevo sempre più della difficoltà di fare davvero chiarezza.
Rimanevo comunque sempre convinta della necessità del voto e del SI.
I primi dubbi mi vennero dal commento a un mio post di due amici che stimo soprattutto per la loro onestà intellettuale e che mi chiedevano di riflettere quale fosse il vero quesito referendario e quale la vera natura.
Una risposta di un amico matematico mi colpì "Anche se molto comune da noi. Ostacolare qualcosa per promuovere qualcos'altro. Ma non è un gioco a somma zero."
Quindi oltre a pormi alcune domande sull'opportunità referendaria incominciai a notare che molti post promuovevano tutto quel che sembrasse supportare la loro idea, a prescindere da verifiche, compresi argomenti idioti e incominciai a non sopportare più slogan, proclami e distorsioni ad uso e consumo referendario.
Il 17 marzo 2016, dopo altre mail di appello, ricevetti sempre da Greenpiece quest'altra mail



 Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 17 marzo 2016

Ciao Annalisa, 
il 17 Aprile si terrà un referendum popolare. Potrai esprimere il tuo voto su una questione che ci riguarda tutti: la trivellazione dei nostri mari per l'estrazione di gas e petrolio.
Non è solo un referendum contro le trivelle, ma anche un modo per dire da che parte stai: con le lobby dei petrolieri o con il mare, le energie pulite, la bellezza e l'integrità delle nostre coste e delle nostre acque? Dire STOP alle trivelle è un primo passo che l'Italia può fare per cominciare una rivoluzione energetica in direzione delle rinnovabili.
È tempo di scegliere! FIRMA ORA il tuo impegno a VOTARE SI!
PERCHÈ VOTARE SÌ?
1) Perché stiamo mettendo in pericolo il mare per un pugno di barili
2) Perché le trivelle non risolvono i nostri problemi energetici
3) Perché in caso di incidenti, una perdita di petrolio sarebbe un disastro
4) Perché ci guadagnerebbero solo i petrolieri
5) Perché la ricchezza del nostro Paese non è il petrolio, ma il paesaggio, il mare e dunque il turismo!
6) Per difendere il tuo diritto di scegliere
Non mettiamo in pericolo il mare, la ricchezza dell'Italia non è il petrolio!
FIRMA ORA il nostro manifesto e il tuo impegno a VOTARE SI al referendum del 17 Aprile
Grazie per il tuo impegno

Questa volta non firmai!
Avevo accumulato molti dubbi e soprattutto, cercando documenti direttamente dalle fonti citate in tanti articoli di parte (sia per il SI che per il NO), avevo trovato poche correlazioni con i dati comunicati.
Inoltre finalmente riuscii a trovare il vero quesito referendario:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

Infine il 14 aprile 2016 ricevetti l'ultima mail da Greepiece 


Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 14 aprile 2016

Ciao Annalisa,
Domenica c'è il Referendum ed è arrivato finalmente il momento di scegliere!
Gli ultimi avvenimenti politici confermano che le scelte di questo Governo non tengono conto del reale interesse del nostro Paese, ma solo di quello dei petrolieri!
Nonostante i tentativi di Renzi di scongiurare la partecipazione al voto, sempre più persone si stanno schierando a favore del SI e il quorum può essere raggiunto! 
Le trivelle nei nostri mari sono un rischio inaccettabile. 
VOTA SI e FALLO SAPERE A TUTTI I TUOI AMICI!
Ti ricordiamo che si vota in TUTTA ITALIA dalle 7.00 alle 23.00 e ti consigliamo di andare a votare presto perché le prime proiezioni sul quorum vengono rese pubbliche alle 12.00 e, storicamente, questo dato condiziona l'affluenza complessiva: una percentuale elevata fa da traino al resto dei votanti!
Non lasciamo il mare in mano ai petrolieri, difendiamo le nostre coste e i nostri fondali! 
Scegli da che parte stare e fallo sapere a tutti condividendo questo messaggio!
Grazie per il tuo impegno 

Non sono andata a votare!
Non certo perché volessi che vincesse il NO, ma non sono andata a votare perché, per me, questo referendum assolutamente inadeguato sia nella forma che nella sostanza, era stato solo strumentalizzato dalla politica così come dai media.
Non sono andata a votare perché non mi sono sentita di prendere posizioni su una questione tecnico/politica di infima entità, non certo riguardante un piano energetico nazionale che preveda un giusto equilibrio tra il consumo inevitabile di combustibili fossili e un futuro sempre più impostato sulle energie rinnovabili e sempre più libero dalle emissioni di CO2. 
Non sono andata a votare perché questo è stato il referendum degli slogan, dei venditori di fume, dei politici o delle associazioni in perenne campagna elettorale.

Come avevo iniziato concludo con quei numeri che possono essere letti e interpretati secondo il proprio convincimento. 
Non importa che l' 85,7% di SI sia visto come una vittoria di libertà o che il non raggiungimento del quorum (32% di votanti) sia interpretato come una sconfitta della demagogia o una vittoria dei NO, quello che secondo me importerebbe davvero sarebbe quell'intervento del Governo che forse avrebbe potuto evitare tutto ciò.
Mi auguro infatti che il Governo abbia il coraggio di modificare per decreto quel comma 17, perché sono comunque convinta che sarebbe meglio che le concessioni non fossero a tempo indeterminato, ma tornassero al sistema di rinnovo non automatico, così com'era previsto prima di quel comma.
Ecco quello che mi aspetto da un Governo che si rispetti! 


sabato 16 aprile 2016

Tango alla Stecca tra passato e presente

Sono passati 9 anni e pochi ricordano lo sgombero della "Stecca degli Artigiani" tra via De Castillia e via Confalonieri. 
Le operazioni erano iniziate il 17 aprile 2007 intorno alle 6.15 quando la polizia e i carabinieri erano entrati in forze nella struttura occupata.
Lo sgombero degli occupanti della Stecca era quindi terminata a metà mattinata e, nel frattempo, l'ufficiale giudiziario aveva comunicato gli sfratti esecutivi nei confronti degli artigiani e degli affittuari della struttura. 
Tra essi anche una sezione di Rifondazione Comunista e il Laboratorio Artistico.


Sgombero da parte della Polizia della "Stecca degli Artigiani" tra via De Castillia e via Confalonieri
17 aprile 2007

Ingresso via De Castillia

Dopo aver lavorato per venticinque anni all'interno della Stecca,  alcuni artigiani assistono 
allo sgombero dell'edificio. Al centro, il fabbro Piero e il tapparellista Don Diego.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

La Stecca degli Artigiani, ex Brown Boveri.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

I ragazzi dell'associazione +BC all'interno della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola.

Lo studio del pittore Francesco Magli, da vent'anni alla Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola.

Interni dell'Isola Art Center al secondo piano della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Era un'officina creativa e di piacere che aveva accompagnato per tanti anni i milanesi e che, negli anni, aveva promosso sul territorio iniziative di qualità volte anche allo sviluppo culturale e alla socializzazione per il quartiere e per i milanesi.
Ma la Stecca all'Isola era divenuta anche una struttura complessa e degradata, in cui convivevano imprese artigiane, associazioni, occupanti abusivi e spacciatori di droga che per anni era stata colpevolmente abbandonata a se stessa dal Comune che aveva quindi ordinato lo sgombero per realizzare il progetto Garibaldi-Repubblica.


Bert Theis, artista e coordinatore delle attività dell'Isola Art Center e 
fondatore di OUT (Office for Urban Trasformation).
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Lavori di demolizione della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Resti della facciata della Stecca degli Artigiani in demolizione

Iniziano quindi i lavori di demolizione e con questi, tra la fine del 2007 e il 2008, dopo anni di opposizione da parte di artisti, comitati e abitanti del quartiere, viene avviato un progetto di riqualificazione. 
La Stecca degli Artigiani (ex Brown Boveri), centro delle idee e delle esperienze creative di un'Isola che da sempre accoglieva le realtà più diverse, sgomberata e subito demolita, sarà quindi ricostruita e ridonata, dopo 4 anni, agli Artigiani con il progetto "Stecca 3.0"
All'Isola è stato quindi inaugurato, nell'ottobre 2012, l'"Incubatore per l'Arte", l'edificio che ha così sostituito la vecchia "Stecca degli Artigiani", di cui l'allora Assessore alla Cultura, Stefano Boeri, era il progettista.
A gestire la struttura è stata incaricata l'associazione Ada Stecca e così è stata salvata la progettualità locale delle associazioni, di alcuni artigiani e artisti della "Stecca degli Artigiani"(le associazioni: Apolidia, Architetti Senza Frontiere, Cantieri Isola, Ciclofficina +bc, Isola Critica, La Compagnia del Parco-Circolo Legambiente, AIAB-Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, i giovani artigiani dell’Associazione Controprogetto e lo storico pittore dell’Isola Francesco Magli) che avevano fondato il 27 Marzo ‘07 l’Associazione di Associazioni Stecca degli Artigiani (Ada Stecca).





Immagini della "Stecca 3.0" o l'"Incubatore per l'Arte", l'edificio in via De Castillia 26 che, dal 2012,
 ha sostituito la vecchia "Stecca degli Artigiani", su progetto di Stefano Boeri

Questi 760 metri quadri di spazi interni e 500 esterni sono stati destinati per attività culturali e artigianali ma anche per azioni in difesa dell'ambiente e di promozione del volontariato. 
Insomma un grande luogo pubblico gestito in autonomia e attorno al quale un'area di 2mila metri quadri, da via De Castillia a via Confalonieri, è stata adibita a verde pubblico.
Un "Incubatore per l’Arte", chiamato appunto “Stecca 3.0”, con sale destinate ad accogliere tutte le vecchie attività, come la Ciclofficina, i corsi di italiano per stranieri di Apolidia, le iniziative pubbliche del Circolo di Legambiente e di Cantieri Isola, le manifestazioni dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica e i mercatini del consumo critico, come i progetti del pittore Francesco Magli e ultimi, ma non ultimi, i corsi di Tango e la Milonga con la più bella vista di Milano, di Tamara Blanco e Jean Filoramo.


I ragazzi dell'associazione +BC all'interno della "Stecca 3.0"

Attività artigiane e culturali all'interno della "Stecca 3.0"

Il passato non può essere ri-vissuto, se non attraverso quelle persone che ricordano, con o senza rimpianto, quello che è stato il quartiere di Isola allora, ma che non è più, e io ricordo un piccolo, anzi piccolissimo, locale buio in cui nel 2004 si ballava tango, proprio a pochi metri da via De Castillia 26. 
Un locale decisamente poco adatto e immerso nel degrado, un posto per pochi appassionati (allora eravamo in pochi ma molto appassionati) che non rimpiango certo ma che mi piacerebbe rivivesse con la stessa passione di allora in questo nuovo e bellissimo "Incubatore per l'Arte" con le iniziative cultural/taguere di Tamara e Jean.







Immagini della versatilità dello spazio al primo piano della "Stecca 3.0" di via De Castillia 26
che accoglie i corsi di tango e che in tarda serata si trasforma in una Milonga 
con la splendida vista sulla skyline milanese

Certo non rimpiango quel brutto e fatiscente locale ma rimpiango la passione per la danza, per la musica del tango e la brama di cultura che allora si respirava e che ora sembra sempre più solo legata al business.
Tante sono state le iniziative legate al Tango che purtroppo ho visto aprirsi e chiudersi nel giro di pochi anni, se non di pochi mesi o giorni, e vorrei tanto che chi invece ci mette passione, coraggio e professionalità venisse premiato e riuscisse a portare avanti queste belle iniziative.
Ecco ritorno a parlare di Tango su questo mio blog, forse proprio per cercare di trasmettere anche ai novelli tangueri quelle atmosfere e quelle suggestioni provate da me in serate ormai lontane.
Ma questi lunedì tangueri di Tamara e Jean potrebbero finalmente ricreare quelle atmosfere e rappresentare un progetto e una novità in questo universo sempre più piatto o appiattito da organizzatori a volte incompetenti o mossi solo da ritorni economici e da frequentatori e ballerini sempre meno interessati alla qualità della serata.

"......a si andiamo lì c'è tanta gente.....ma chi musicalizza? com'è il posto?....non importa c'è tanta gente....."

Quante volte ascolto queste frasi e quante volte mi si stringe il cuore nel vedere "tanta gente" magari in posti discutibili, e "pochi ballerini" in posti accoglienti e di qualità.
Come ricordavo anche in un articolo dell'anno scorso:

"assistiamo alla nascita di sempre nuove Milongue, molte volte un po' improvvisate, che invogliano i ballerini solo perché appagano il loro desiderio di provare posti nuovi. 
Io ritengo invece che sia fondamentale che ci si debba riconoscere in una Milonga, nel suo stile, nella sua musica, nel tango che lì si pratica e che si debbano far crescere proprio quelle Milongue che portano avanti un progetto e non quelle che nascono nello spazio di una serata (one night), senza un impegno o un vero progetto musicale."

Mi auguro che "la Stecca" riesca a far parte di quella realtà del tango milanese fatta sia da coloro che appartengono al nucleo storico e che mantengono vive le Milongue tradizionali, sia da coloro che hanno deciso di mettersi in gioco con serio impegno e competenza, seguendo l’esigenza di integrare il tango tradizionale con brani di musica di gusto più contemporaneo.
Spero vada in porto il progetto di Jean di dedicare questi lunedì al "tango dal vecchio al nuovo - due realtà musicali che convivono" in un continuum così come è continuata l'attività culturale dalla vecchia "Stecca degli Artigiani" alla nuova "Stecca 3.0" e che coloro che si dichiarano appassionati di Tango (con la T maiuscola) arrivino numerosi ad apprezzare, insieme a queste proposte musicali, la professionalità indiscussa di Jean, soprattutto nel suo ruolo di pianista esecutore, arrangiatore e compositore di stupende sonorità tanguere.


martedì 12 aprile 2016

Caramuel, chi era costui?

Il 1° aprile 2016 è iniziato il mese della Matematica!!!!!
Il tema di Matematics Awareness Month 2016 (MAM 2016), "The Future of Prediction" fa venire in mente indagini nel passato, nel presente e nel futuro delle previsioni matematiche, dagli antichi oracoli alla probabilità, ai modelli statistici o quantistici........
E parlando di precursori, di predizioni, di probabilità, di sistema binario.......come non ricordare l'enciclopedico Caramuel?
Ben si potrebbe inserire nel tema proposto "The Future of Prediction" considerando il suo ruolo di precursore e ideatore di concetti che sarebbero poi stati utilizzati in vari campi di indagine e di "predizioni future".
Ma, parafrasando Manzoni e il suo Don Abbondio: "Caramuel, chi era costui?"


Effige del Vescovo J. Caramuel de Lobkowitz 
Incisione del 1672

Ricordato anche come Monsignor Giovanni Caramuele, Juan Caramuel y Lobkowitz, questo era il suo nome, fu un monaco cistercense del Seicento, gentiluomo, dotto e avventuriero, matematico e probabilista, tra gli inventori del sistema binario, grafico, tipografo, editore e tra gli ideatori dei caratteri mobili nel mondo della stampa, filosofo e abile politico, grande scrittore ed erudito, gran campione del lassismo (eccessivamente tollerante e indulgente in fatto di morale tanto che Sant'Alfonso de' Liquori lo bollò come "laxistarum facile princeps"), nonché poliedrico architetto.
Scorrendo i suoi scritti ne balza una personalità di primo piano, di una forza dialettica travolgente, di una capacità formidabile, di genio e mente enciclopedica ed umanista fuori dal comune.
Nel suo stemma vescovile campeggiano le aquile e il leone e tale fu Caramuel per l'altezza dell'ingegno e dell'erudizione, per la forza di volontà ed il coraggio. 
Si può affermare che l'importanza della sua opera va ben oltre i limiti della gratuita "genialità" che solitamente gli viene attribuita negli scritti di scarso impegno culturale spesso pubblicati. 
   
Juan Caramuel, nato il 23 maggio 1606 a Madrid dal Conte Lorenzo, cultore di scienze astronomiche, di origine fiamminga e dalla madre di origine tedesca, studiò in Spagna e sin da fanciullo mostrò la straordinaria potenza del suo intelletto. 
A 11 anni pubblicò la prima opera, a 15 anni si laureò in filosofia, a 17 entrò nell’ordine dei Cistercensi  nel monastero della Spina, nella diocesi di Palencia, nella Vecchia Castiglia. 
Passò, quindi, all’Università di Valladolid e poi a quelle di Salamanca e di Lovanio ove conseguì la laurea in Teologia.

Quindi Caramuel peregrinò lungo tutta l'Europa culturale del '600.
Mostratosi abile architetto nell'arte militare, fu chiamato dall'Imperatore Ferdinando III a ispezionare le fortezze d'Ungheria, per ricostruirle. 
Frequentò quindi la corte di Cristina di Svezia e, prima della sua nomina a Vescovo di Campagna e Satriano, nel Regno di Napoli, viaggiò instancabilmente tra Spagna e Portogallo, a Salamanca, Coimbra e Lisbona, passando poi nei Paesi Bassi e in Germania a Lovanio, Bruxelles, Anversa, Colonia, Spira, Magonza, quindi a Praga prima di stabilirsi appunto in Italia.
In queste città aveva conosciuto e corrisposto con il fior fiore della cultura europea di allora; con Descartes, Gassendi, Butkens, Rubens, Marcus Marci, Athanasius Kircher e tanti altri.

L'amore per la ricerca, l'invenzione, le sottigliezze, la probabilità e il paradosso lo portarono talvolta ad affermazioni temerarie facendogli rasentare l'eresia.
Tanto che il 1° settembre 1655, coll'andata a Roma, nonostante la protezione di Alessandro VII, al quale dedicherà la "Theologia" riformata, si vedrà relegato tra le aspre terre della Lucania "a purgazione dei falli che avea commessi" (sono sue parole).
Al suo arrivo a Campagna, nel luglio 1657, Caramuel ereditò una diocesi rovinata dalla peste del 1656, che vedeva ridotti i sacerdoti da 159 a soli 25, e gli abitanti da 5000 a 2000. 
Preferendo la solitudine, spesso si ritirava nell'eremo di San Michele, incavato in una rupe del Montenero di Campagna e scriveva "Quando ho la penna in mano, non sento il bisogno d'altro". 
Ma a Campagna sembrò che anche la penna gli fosse caduta di mano e per quattro anni non pubblicò alcuna opera.  
Aveva infatti pubblicato gran parte delle sue opere nei maggiori centri dell'editoria europea, ma a Campagna trovò difficoltà anche a reperire tipografi esperti e caratteri rari indispensabili alle sue edizioni.
Decise così di costruire egli stesso una stamperia, forse con maestranze fatte giungere dalla Germania, prima a Sant'Angelo Le Fratte e poi a Campagna e chiamò la sua tipografia "Arca Santa”.


Una delle numerose illustrazioni che impreziosiscono 
la "Metametrica" ¹ (Caramuel de Lobkowitz 1663)

Si ricorda anche come innovatore nell'insegnamento.
Insegnava egli stesso, infatti, la grammatica e la matematica ai fanciulli di Campagna, come un maestro elementare, ingegnandosi anche di aggiornare il metodo di insegnamento e per facilitare lo studio compose per i piccoli studenti una grammatica con figure. 
Spesso il Caramuel ricorreva alle illustrazioni didattiche, e a Venezia aveva fatto stampare delle curiose carte da gioco con le quali gli studenti potevano imparare a comporre versi giocando. 
L'attenzione del Caramuel ai metodi di insegnamento fu costante tanto che nel "Physik-Ethikon" si chiede se sia meglio far imparare prima a scrivere o prima a leggere, preferendo prima fare scrivere.
Potremmo definirlo un antesignano di Fröbel, nato più di un secolo dopo. 
Un Caramuel precursore del pensiero pedagogico di Friedrich Wilhelm August Fröbel e della sua realizzazione attraverso il gioco che segnerà, appunto un secolo dopo, una svolta innovativa nel panorama culturale dell'epoca, costituendo uno dei pilastri della pedagogia moderna.



Caramuel de Lobkowitz "Mathesis biceps vetus et nova" 
Campagna di Salerno 1670. Frontespizio

Del periodo a Campagna sono le pubblicazioni "Mathesis biceps, vetus et nova" del 1670, dove espose i principi generali della rappresentazione dei numeri usando una base diversa da 10, che si inserisce nel quadro della ricerca che infine porterà al calcolo binario.
Egli aveva utilizzato un’aritmetica a due soli simboli ed era solito rappresentare i numeri attraverso le lettere dell’alfabeto “a” e “b”. 
Sarà poi Leibniz sia ad usare le cifre “0” e “1” per la codifica dei numeri, che a descrivere le principali regole aritmetiche che soggiacciono alla matematica binaria. 
Nel 1703, per sostenere tale sistema di numerazione egli scrisse:

"Invece della progressione di dieci in dieci, impiego da molti anni la progressione più semplice di tutte, che va di due in due, ritenendo che sia perfettamente adeguata alla scienza dei numeri. Utilizzo solo due caratteri, “0” e “1” e poi, quando sono arrivato a due, ricomincio" (Leibeniz)

L'aritmetica binaria venne però ben presto dimenticata e riscoperta solo nel 1847 grazie al matematico inglese George Boole che aprirà l'orizzonte alle grandi scuole di logica matematica del Novecento e soprattutto alla nascita del calcolatore elettronico.


J. Caramuel de Lobkowitz "Architectura Civil Recta y Obliqua"
Vigevano 1678. Parte IV, Lamina XXIII 
Pianta di un porticato ellittico

Altri contributi in Matematica di Caramuel riguardano un metodo per la trisezione degli angoli e un proprio sistema di logaritmi. 
Studiò un sistema per determinare la longitudine sulla base della posizione della luna e fu uno dei campioni del probabilismo, sistema di teologia morale che poi fu adottato dalla Compagnia di Gesù (cfr. Carlo Antonio Casnedi ).
Fu infatti un esponente di spicco del probabilismo e le sue opinioni morali permissive furono criticate da Pascal in "Lettere provinciali" e si guadagnò, da Sant'Alfonso de' Liquori , il titolo di "Principe dei lassisti".
Contemporaneamente il suo lavoro matematico incentrato sulla combinatoria ne fa  uno dei primi scrittori di probabilità, anche con la ripubblicazione di un lavoro di Huygens "Sui dadi e le spiegazioni utili".
Un probabilismo siffatto Caramuel lo applica pertanto all’agire umano così come all’organizzazione del pensiero, alle relazioni politiche, così come ai sistemi culturali, all’astronomia del tempo, stretta tra osservazioni galileiane e condanne cardinalizie, così come alla musica, arte quadriviale e insieme attenta alle esigenze dei pratici come alla prassi musicale.
Caramuel, grande esponente del probabilismo essenzialmente teologico, visse comunque in un periodo in cui si incominciava a voler parlare di probabilità in termini rigorosi.
Daniele Sabaino offre un'interessante sintesi delle definizioni formali della Probabilità, codificate da Caramuel nella sezione dedicata ai fondamenti speculativi della probabilità in "Fundamentum XI. De Opinionum Probabilitate", che qui non annovero, nel suo libro "Un’altra modernità Juan Caramuel Lobkowitz (1606-1682):enciclopedia e probabilismo" al paragrafo "Un tardo manoscritto di Caramuel sulla teoria dell'opinione probabile" lasciando alla curiosità del lettore la ricerca e la lettura a questo link (da pag. 229) 
E sono proprio del periodo in cui Caramuel visse e intrecciò rapporti e frequentazioni a livello europeo, i primi approcci alla teoria della probabilità che si potrebbero definire le pietre miliari nella storia della Teoria della Probabilità.

Dopo le prime idee espresse e pubblicate in epoca precedente da Luca Pacioli (1494 - Pacioli - Summa - Stampata la prima questione sulla probabilità) e da Cardano (1550 - Cardano - Liber de ludo aleae) sono infatti del 1654 gli scambi epistolari tra Pascal e Fermat, nei quali vennero fondati e dimostrati i principi basilari della Teoria della Probabilità e del 1657 il primo libro a stampa sulla probabilità ("De ratiociniis in ludo aleaebasato" sul lavoro di Pascal e Fermat) di Huygens.
Seguirà quindi nel 1662 "Osservazioni sui conti della mortalità" un testo di Graunt, sulla probabilità per gli affari delle assicurazioni che rappresenterà anche l'inizio della statistica matematica.


Vigevano, pianta della Cattedrale con la facciata curvilinea
progettata da J. Caramuel de Lobkowitz

Il 1°settembre 1673 Caramuel fu trasferito, con decreto del re di Spagna, cui per successione spettava la nomina dei vescovi di Vigevano, col titolo di arcivescovo, e arrivò nella sede vigevanese il 4 novembre, ricco di esperienza e preceduto da fama di dotto. 
Qui ebbe modo di dedicarsi, in ambiente più favorevole alle sue spiccate attitudini, ai vari studi e progetti nati dalla sua sempre fertilissima capacità inventiva anche se, sicuramente, viene ricordato a Vigevano soprattutto per l'ideazione della facciata della Cattedrale antistante la famosa piazza Ducale.
La competenza in architettura già l'aveva dimostrata nelle modifiche apportate ai monasteri cistercensi, nell'edificare le fortezze militari di Germania e d'Ungheria e la sua opera era stata richiesta dallo stesso Alessandro VII per la fontana di piazza San Pietro, che doveva essere simmetrica a quella già costruita sotto il pontificato di Paolo V.
Va ricordata una curiosità legata a quest'opera di Piazza San Pietro, cioè il fatto che Caramuel criticasse aspramente proprio il progetto del Bernini del Colonnato della Piazza.
Comunque il suo studio per la soluzione del problema della facciata della Cattedrale, connesso a quello più generale dell'inquadramento seicentesco della piazza Ducale, non fu certo casuale od imprvvisato, e, anche se l'intuizione può ben dirsi geniale, va rilevato quanto il valore culturale ed architettonico della soluzione precorra tutte le scoperte e la trattazione settecentesca dell' urbanistica barocca.



Copertina del libro dedicato a J. Caramuel de Lobkowitz
 con la Facciata della chiesa di Sant’Ambrogio a Vigevano.

Ma non è questa la sede per trattare dettagliatamente di questa e altre opere architettoniche che la mente portentosa di Caramuel progettò, come ricordano le parole di Moreri, nel suo "Dizionario", che, scrivendo di Caramuel dice: 

"Ideò un'opera sull'architettura del gran tempio di Salomone, di tanta profondità, che se Dio lasciasse perire tutte quante le scienze nell'universo, il solo libro di Caramuel sarebbe sufficiente a farle tutte rinascere".

Chiamato "Magnus" dai contemporanei, Caramuel fu veramente un uomo straordinario, il cui ingegno portentoso e versatile gli permise di riuscire in tutti i settori dello scibile.
Conoscitore di ben ventiquattro lingue, poliglotta-poligrafo, lasciò una produzione bibliografica talmente copiosa e svariata da sbalordire. 
Diede alle stampe oltre ottanta opere, alcune di diversi tomi e in successive edizioni, altre quaranta rimasero inedite e altre ancora le stampò col nome di amici e con pseudonimi. 
Non vanno tralasciati altri contributi, proprio di questo periodo vigevanese: inventò una lingua universale a segni (alcuni suoi manoscritti sono tutt'oggi non decifrabili ed intelligibili a motivo dei segni grafici usati), escogitò una nuova terminologia per la fìlosofia e la teologia, costruì degli automi (robot), indagò sulla ricerca del moto perpetuo, affrontò e risolse le più ardite questioni teologico/dogmatico/probabilistiche con la squadra ed il compasso.
Fu attivo e lucido fino alla fine dei suoi giorni e, quando la vista non gli permise più nemmeno di leggere e scrivere, ricorse, e solo allora, all'opera di amanuensi, dettando contemporaneamente a più di uno e su diversi argomenti, fino al vespro del 7 settembre 1682 quando spirò, colpito da apoplessia. 
Aveva settantasei anni e il 10 successivo fu sepolto proprio in quel Duomo che mirabilmente
aveva progettato.



Note

¹ La "Metametrica" di Juan Caramuel Lobkowitz del 1663 costituisce non solo il più clamoroso documento di poesia figurata in Italia, ma anche la fonte più ricca di notizie sui poeti iconici italiani. Il termine di metametrica è stato introdotto da Caramuel, per indicare che la sua metrica supera quella tradizionale: la metametrica è infatti un’ “arte che, fondata sulla matematica, deve identificare schemi prosodici e ritmi astratti, i quali, una volta rivestiti di parole, possono moltiplicarsi in una quantità enorme di versi concreti

Fonti

From the book
Juan Caramuel: Probabilismo ed Enciclopedia di Dino Pastine - Feltrinelli
Juan Caramuel Lobkowitz (1606-1682): enciclopedia e probabilismo a cura di Daniele Sabaino e Paolo C. Pissavino - Edizioni ETS
From website
http://www-groups.dcs.st-and.ac.uk/~history/Biographies/Caramuel.html
https://www.academia.edu/2353870/Kabbalah_and_Conversion_Caramuel_and_Ciantes_on_Kabbalah_as_a_Means_for_the_Conversion_of_the_Jews
https://www.academia.edu/6492360/Ramificazioni_dell_encyclopaedia_Caramuel_Kircher_e_l_ars_combinatoria_nella_composizione_musicale
From the pictures
https://www.academia.edu/12399345/A._De_Rosa_GLI_OBLIQUI_SENTIERI_DELL_ILLUSIONE_ARCHITETTONICA_in_G._DAcunto_A._De_Rosa_2002_._La_vertigine_dello_sguardo._Tre_saggi_sulla_Rappresentazione_Anamorfica._pp._227-259_284-291_VENEZIA_Ed._Cafoscarina_ISBN_9788888613314