sabato 30 gennaio 2016

Tarte Tatin, dopo un tango!

Dopo una bella serata/esibizione/benefica di tango al Pirellone milanese, con gli amici tangueri abbiamo deciso di "farci" una pizza!
Di solito non uso fare pubblicità, ma questa volta devo dire che abbiamo trovato un posticino davvero degno di essere ricordato.
Non solo pizza, perché da Limone, questo il nome del locale di via Fabio Filzi, abbiamo trovato anche dell'ottimo pesce e ottimi dolci.
Ho scoperto poi che il ristorante rimane uno degli unici della città che ancora oggi acquista tutto il suo pesce direttamente al mercato centrale ittico di via Lombroso, il primo punto d’arrivo per le pescate più importanti d’Italia.
Ma qui è dei dolci che vorrei parlare, anzi di un dolce in particolare che ho trovato davvero eccezionale: una Tarte Tatin.
Non ho chiesto la loro ricetta ma credo sia senz'altro molto simile a quella che faceva mia mamma, ereditata da mia nonna, e di cui lascio una descrizione insieme ad alcune curiosità.





La Torta Tatin (in francese Tarte Tatin) è una torta di mele capovolta, tipica della Francia, in cui le mele sono caramellate in burro, zucchero e rum prima della cottura della torta.
Secondo la leggenda, questo dolce sarebbe originario di Lamotte-Beuvron, nel dipartimento di Loir-et-Cher (nella regione della Francia Centrale).
A fine ottocento due sorelle, Stephanie e Caroline Tatin, gestivano un ristorante, che esiste ancora sotto il nome di "Hôtel-Restaurant Tatin" (dal 1968 è gestito dalla famiglia Caille ), situato di fronte alla stazione frequentata da molti cacciatori. 
Una domenica, mentre preparavano una torta di mele, una delle sorelle dimenticò di porre la pasta brisée al di sotto della torta, lasciando caramellare così le mele nel burro e nello zucchero. 
Per rimediare all'errore pose dunque la pasta brisée al di sopra del composto ottenuto e poi capovolse il tutto in un piatto. I cacciatori apprezzarono questa torta, che divenne così la "Tarte Tatin".
Successivamente, visto il discreto successo riscosso, la Tarte Tatin fu adottata dal celebre ristorante parigino Maxim's che ne fece uno dei suoi cavalli di battaglia.
Oggigiorno è uno dei dolci più amati in Francia ed è immancabile nelle Brasseries e nei Ristoranti, dai più modesti ai più lussuosi.

"Situé en plein coeur de la Sologne, l'hôtel s'enorgueillit d'avoir été le lieu de création de la célèbre tarte des demoiselles Tatin, il y a plus d'un siècle. 
L'établissement est un ancien relais de diligence qui possède un parc ombragé. Côté restaurant, vous pouvez déguster des spécialités à base de gibier, de champignons, en saison, de produits du terroir. Bien sûr, nous vous proposons la fameuse Tarte Tatin. Par ailleurs, plus d'une centaine de vins figurent à la carte." (Hôtel-Restaurant Tatin)




La pasta brisée la lascio alla curiosità del lettore o all'acquisto di quella che si trova già bella, buona e pronta in qualunque supermercato.
Ricordo solo che la pasta brisée è un classico della cucina francese che, come la pasta frolla, può essere base per dolci e richiede una lavorazione veloce. 
La differenza fondamentale è l’assenza di uova e di zucchero, i suoi ingredienti sono farina, burro, acqua fredda e sale.

Per il resto ecco la ricetta della "Tarte Tatin" di mia nonna (lei sosteneva essere molto simile, anzi identica, a quella delle sorelle Tatin).
La nonna sosteneva anche che per questa ricetta si dovessero usare le mele renette, perché la mela renetta è la più “nobile” delle mele visto che il suo nome deriva dal francese reine, che significa regina. 
Grossa, dalla forma appiattita ha la buccia gialla con macchie scure, si conserva a lungo e anche se la buccia diventa grinzosa significa che la sua polpa è ancora più buona e profumata. 
È la mela per eccellenza anche dei classici della cucina altoatesina: lo strudel e le frittelle di mele. 
Attenzione però....è bene sbucciarla all’ultimo minuto perché si ossida in fretta (meglio strofinare sempre del limone sulle mele sbucciate e sulle fette).

Ingredienti:

Pasta Brisée confezione da 230/250 g. (può essere sostituita con la Pasta Frolla)

Ingredienti per la farcitura:

Mele 1 kg. circa 5 renette o golden o stark delicious 
Burro 75 g.
Zucchero 150 g.
Rum un bicchierino

Ingredienti per la guarnizione:

Panna montata 
Gelato alla panna

Preparazione: 

1) Lavate le mele, sbucciatele, eliminate il torsolo e tagliate ogni mela in 8 spicchi.
2) Mettete in una teglia antiaderente il burro a fiocchetti, versate lo zucchero e il Rum (a piacere anche un cucchiaino di cannella) e fate sciogliere il tutto a fiamma moderata.
3) Unite le mele tagliate a spicchi, disponendole con la parte tonda verso il basso, rimettete quindi la teglia sul fuoco vivace e lasciate cuocere fino a quando lo zucchero sciolto sarà diventato biondo (importante che non scurisca troppo diventando caramello scuro).
4) Disponete la pasta brisée (o frolla) sopra le mele, rivoltando i bordi verso il basso come per avvolgere le mele, e punzecchiando la pasta qua e là con uno stecchino.  
5) Infornate a 200 gradi per 15 minuti e quando la pasta brisèe inizierà a gonfiarsi, abbassate il forno a 180 gradi e lasciate cuocere per altri 15 minuti. 
6) Terminata la cottura, estraete la Tarte Tatin dal forno, attendete che intiepidisca leggermente, quindi capovolgetela su un piatto o un vassoio e servitela ancora calda.





La Tarte Tatin fatta dalla mia mamma (sempre con la ricetta della nonna) era veramente da urlo, anche perché lei la serviva calda, guarnita con qualche ciuffetto di panna montata fresca e con un po' di gelato alla vaniglia in uno scodellino a fianco.
A volte variava il tipo di frutta sostituendo, a seconda della stagione, pere, albicocche o prugne ma quella tipica con le mele, delle sorelle Tatin, risultava imbattibile!
Un altro modo per apprezzarla è alla "Normande", cioè tiepida, annaffiata da una buona dose di Calvados e con una cucchiaiata di panna liquida a lato.

Beh.....buon dessert!!!! 
Sicuramente è da consumarsi anche dopo una bella serata di tango!!!!


giovedì 28 gennaio 2016

Rohani e le vignette che negano l'Olocausto

Ieri sera, in occasione delle commemorazioni del XVI Giorno della Memoria, alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano è stata organizzata una serata "Dalla Shoah al ritorno alla Vita - Parole Musiche e Silenzi".
Il programma comprendeva brani musicali, brani recitati, una interessante proiezione "Sciesopoli, il ritorno alla Vita" e alcuni interventi.
Proprio da questi interventi sono venuta a conoscenza di un fatto che mi ha lasciato sconcertata e basita e di cui non avrei mai supposto l'esistenza.


Olocausto: “Sciocchezze, non credo che sia avvenuto… Ma credo che avverrà” 
(vignetta di Shlomo Cohen su Israel HaYom)


Rohani arriva a Roma alla vigilia del Giorno della Memoria, mentre nel suo paese viene bandito un concorso con premi in denaro per la migliore vignetta che prende in giro l’Olocausto”. 

Lo ha detto l’ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon in un’intervista pubblicata da Il Giornale alla vigilia della visita ufficiale del presidente iraniano Hassan Rohani.
Quasi in contrapposizione all'apertura dell'Occidente all’Iran e al tappeto rosso steso dall'Italia al presidente della Repubblica islamica dell'Iran, Teheran in risposta alle vignette di Charlie Hebdo, ha indetto per il 2016 un concorso di fumetti con tema "La negazione dell'Olocausto", per sbeffeggiare i morti della Shoah.

Dall'intevento di ieri sera sia di Ferruccio Bortoli, Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, che del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano, Rav Alfonso Arbib, sono venuta a conoscenza di questa ignobile iniziativa che dimostra come, mentre il mondo intero ha voluto ricordare le atrocità dell’Olocausto, ancora fresche nella nostra memoria collettiva, uno stato membro dell’Onu si faccia vanto invece di ospitare un concorso che oltraggia la memoria non solo dei sei milioni di ebrei assassinati durante la Shoah, ma anche di tutti coloro che furono vittime di quelle atrocità. 
Il concorso, organizzato dalla Municipalità di Teheran, chiede a vignettisti di ogni paese di inviare disegni che negano, sminuiscono o sbeffeggiano lo sterminio nazista degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, accusando gli  ebrei d’averlo inventato e/o sfruttato per cinici tornaconti di guadagno e di potere.
A differenza delle edizioni precedenti, è particolarmente significativo il fatto che quest’anno il concorso sia organizzato proprio dalle autorità ufficiali della capitale iraniana, e particolarmente proiettato a livello internazionale. Senza contare che il premio in denaro è stato più che quadruplicato, da 12.000 a 50.000 dollari.


In attesa della prossima visita di Rohani

Coperti i nudi dei Musei Capitolini, niente vino servito in tavola al Quirinale.....ma ci rendiamo conto di quello che facciamo e di quanto offendiamo la nostra cultura e le nostre tradizioni?
In nome del disgelo sulla questione nucleare e con l'obiettivo di un giro d'affari che regalerà alle aziende del nostro Paese contratti per 17 miliardi di euro......si può davvero dimenticare che l'Iran rappresenti una delle più rigide e spietate teocrazie islamiche?
Un regime che dimostra, non solo l'antisemitismo dilagante, ma una costante violazione dei diritti umani, con le persecuzioni contro omosessuali e oppositori politici, con l'introduzione della brutalità delle pene corporali o della lapidazione.......

Leggevo, proprio ieri, un articolo di Gaia Cesare che, oltre a ricordare il fatto che il ministero della Cultura e della Guida islamica di Teheran ha imposto qualche giorno fa la censura di tutti i libri in cui figura anche solo la parola "vino", (espressione dell'"offensiva culturale occidentale" e il cui consumo è punito in Iran con almeno 80 frustate e con la pena di morte in caso di recidiva), ben elencava le questioni che fanno del nuovo "interlocutore riformista" invece il leader di uno dei più duri regimi del pianeta.

Ed ecco parte dell'articolo di Gaia Cesare in cui si elencano 10 di queste questioni:

1 PENA DI MORTE 
L'Iran è il secondo Paese al mondo per numero di esecuzioni dopo la Cina. Il 2016 è cominciato con una media di tre esecuzioni al giorno. L'anno scorso sono finiti sul patibolo quasi 1000 iraniani (dati forniti da Iran Human Rights Italia). 
Durante la presidenza Rohani, cioè dal 2013, si è registrato il più alto numero 
di esecuzioni in 25 anni: 2277 impiccati (Nessuno Tocchi Caino). 
2 BRUTALITÀ 
L'impiccagione è il metodo preferito con cui viene applicata la sharia, la legge di Stato basata sul Corano. Di solito l'esecuzione con cappio al collo avviene in piazza perché sia di esempio, spesso con delle gru perché possa essere più lenta e dolorosa. Il codice penale iraniano prevede anche l'amputazione delle mani. 
3 MINORENNI 
Amnesty International ha identificato almeno 49 giovani nel braccio della morte arrestati quando avevano meno di 18 anni e un rapporto Onu del 2014 riferisce di oltre 160 detenuti finiti in manette da minorenni e destinati ora al patibolo.
4 DONNE 
Nel 2013 è stata reinserita la lapidazione come pena esplicita per l'adulterio. 
In Iran una donna maggiorenne non può uscire dal Paese senza il permesso di un parente maschio, né può sposarsi senza il via libera del padre. Alle donne non viene ancora consentito di assistere a eventi sportivi nonostante le autorità abbiano annunciato l'anno scorso la fine del divieto. 
5 ANTISEMITISMO
Rohani ha diplomaticamente negato la Shoah quando una giornalista della Nbc gli ha chiesto se davvero fosse "un mito", come l'ha definita il predecessore Ahmadinejad: 
"Non sono uno storico, sono un politico", ha detto. 
In risposta alle vignette di Charlie Hebdo, il Paese ha indetto per il 2016 un concorso di fumetti con tema: «La negazione dell'Olocausto». L'Ayatollah Khamenei, in un'intervista al New York Times lo scorso settembre, ha dichiarato: 
"Se Allah vuole, non ci sarà più alcun regime sionista tra 25 anni". 
6 OMOSESSUALITÀ
L'Iran è uno dei cinque Paesi al mondo dove essere omosessuale è più pericoloso. 
Amare una persona del proprio sesso è reato ed è punito con la pena di morte, spesso con l'impiccagione. 
La Guida Suprema Khamenei ha definito l'omosessualità una malattia e con una fatwa ha reso obbligatorio l'intervento per cambiare sesso. 
7 OPPOSITORI POLITICI 
Sono centinaia gli attivisti, i difensori dei diritti umani, i sindacalisti e i  membri di minoranze politiche o religiose condannati a pene detentive o alla pena di morte per questioni politiche. In queste ore il nipote del fondatore della Repubblica islamica Hassan Khomeini, considerato vicino ai riformisti, è stato escluso dalle elezioni di lunedì prossimo perché non avrebbe "sufficienti competenze religiose". 
8 LIBERA STAMPA
In carcere ci sono almeno 40 fra giornalisti e blogger. 
Negli ultimi 14 anni la magistratura iraniana ha chiuso almeno 150 testate riformiste. 
9 POETI E ARTISTI
In Iran si finisce in carcere o condannati alla frusta anche per un documentario mai uscito e di cui si conosce solo il trailer. 
È quello che succede al regista curdo iraniano Keywan Karimi, reo di "aver offeso le istituzioni sacre dell'islam". 
10 TERRORISMO
Come ha ricordato Obama lo scorso maggio, 
"l'Iran è chiaramente impegnato in comportamenti pericolosi e destabilizzanti in diversi paesi della regione"...."contribuisce a sostenere il regime di Assad in Siria, sostiene Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza, aiuta i ribelli Houthi in Yemen".

Beh direi che per rimanere basiti e scandalizzati ce ne sia a sufficienza, senza dover ricordare altre n questioni che dimostrano come dialogare con chi non vuol comprendere e accettare altre culture sia davvero problematico se non impossibile.
   

mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della Memoria....foto da un baule

Questo articolo nasce dai racconti del periodo della seconda guerra mondiale fatti a mio marito, da mio suocero Giovanni Mazzucchetti, e ritornati alla memoria da alcune foto ritrovate in un vecchio baule. 
Papà Giannino, come affettuosamente veniva chiamato in famiglia, era allora Capitano di Fregata e Aiutante di Campo dell'Ammiraglio Principe Aimone, figlio di Emanuele Filiberto, secondo duca d'Aosta, e fratello minore di Amedeo di Savoia-Aosta, terzo Duca d'Aosta, Duca di Ferro ed eroe dell’Amba Alagi, di cui poi ne prese il titolo alla morte, avvenuta nel gennaio 1942 in un Campo di Concentramento Inglese a Nairobi in Kenia, afflitto da malaria e tubercolosi.


Irene di Grecia - Foto con dedica a Giovanni Mazzucchetti

Meglio conosciuta come Irene di Grecia, in questa dedica al Capitano di Fregata Mazzucchetti, la Pricipessa si firma Irene di Savoia - Aosta Duchessa di Spoleto.
Infatti Irene, il 1º luglio 1939 in Santa Maria del Fiore a Firenze, sposò il principe Aimone di Savoia-Aosta, allora Duca di Spoleto, da cui poi ebbe un figlio, Amedeo di Savoia-Aosta, nato il 27 settembre 1943.
Irene di Grecia e Danimarca diventerà poi regina di Croazia e Slavonia dal 1941 al 1943, dato che Aimone venne incoronato Re di Croazia col nome di Tomislavo II, nonché Duchessa d'Aosta.

Proprio riguardo a questa incoronazione, papà Giovanni raccontava che tale nomina costituì una vera e propria tegola in testa per Aimone, che dovette congedarsi dalla Regia Marina, la sua vera passione, in quanto tale servizio sarebbe stato inconciliabile con la Corona. 
Aimone adorava la Marina e non avrebbe voluto lasciare né questa passione né l'Italia.
Uscito infatti dall'Accademia Navale di Livorno, un anno prima di Giovanni, nel 1916 con il grado di Guardiamarina, Aimone divenne Sottotenente di Vascello l'anno successivo e, impiegato in una squadriglia di idrovolanti negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, fu decorato con una croce di guerra, due medaglie di bronzo ed una d'argento.
Nel 1933 ricevette la promozione a Capitano di Corvetta e venne trasferito al comando militare delle Isole Brioni. Arrivò quindi la promozione a Capitano di Vascello il 1º marzo 1934 e il 24 dicembre 1935, con il grado di Ammiraglio, Aimone sbarcò a Massaua ed assunse il comando delle siluranti nel Mar Rosso. 
Divenuto Ammiraglio nominò Giovanni Mazzucchetti suo Aiutante di Campo, vale a dire ufficiale assistente e responsabile delle attività militari e organizzative deputate ad Aimone.


Ammiraglio Principe Aimone di Savoia

Di questa incoronazione Aimone non ne voleva proprio sapere, dato anche che non aveva nemmeno mai avuto ambizioni politiche: 
"Non so nulla dei croati e della Croazia. Non desidero neppure conoscerli"
Comunque creò nel suo studio di Firenze un "ufficio per gli affari croati" allo scopo di conoscere il paese sul quale avrebbe dovuto regnare. 
Avrebbe dovuto salire al trono dello Stato Indipendente di Croazia con il nome di Zvonimiro II, che proprio rifiutò, ma il 18 maggio 1941, Aimone accettò a malincuore la nomina con il nome di Tomislavo II.
Del suo predecessore, Tomislavo I, Aimone sapeva soltanto che era vissuto oltre mille anni prima, che si era proclamato re di quelle terre, che aveva combattuto contro i bulgari e che poi era misteriosamente scomparso senza lasciare successori.

La Duchessa Irene, nella sua permanenza a Firenze, a villa Cisterna dove spesso veniva raggiunta dalla moglie di Giovanni, AnnaIda Marsaglia Mazzucchetti, si dedicò soprattutto all'attività di crocerossina, proseguendo così l'impegno della suocera Hélène d’Orléans, Duchessa d'Aosta, che della Croce Rossa fu una valida e importante rappresentante soprattutto nella prima guerra Mondiale. 


Hélène d’Orléans, Duchessa d'Aosta

La Duchessa Hélène era infatti ricordata, oltre che per essere una donna di gran cuore spesso vicina ai malati e ai feriti in un modo non certo convenzionale per una signora dell’alta società per di più reale, per non aver paura di nulla, né dei bombardamenti, spesso restava in prima linea accanto ai soldati, né dei vertici dell’esercito e per aver combattuto per tutti gli anni del conflitto una sua personale lotta contro l’inefficienza e le disposizioni assurde. 
Ne è anche conferma il diario che tenne in quel periodo, ricco di annotazioni sui feriti trasportati in carri bestiame nei quali le condizioni igieniche erano disastrose, sugli ospedali disorganizzati e sporchi, ma anche sulle strutture dove l’assistenza funzionava come si deve.

Proprio a Villa Cisterna, la caduta di alcune bombe alleate nei pressi della villa provocò, il 27 settembre 1943, il parto anticipato della Duchessa che, in una stanza al piano terra considerata al riparo dai bombardamenti, dette alla luce l'unico figlio Amedeo.
Il neonato fu battezzato dal Cardinale Arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa, prontamente accorso, con i nomi di Amedeo (in ricordo dello zio caduto in Africa) Umberto Costantino Giorgio Paolo Elena Maria (in onore dei parenti) Fiorenzo (in omaggio alla città di Firenze) e Zvonimiro. L'ultimo nome, Zvonimiro, deriva dal fatto che, alla nascita, Amedeo era principe ereditario di Croazia in quando, come già ricordato, suo padre Aimone ne era diventato re nel 1941.
Preso atto di essere stato una marionetta di Ante Pavelic, fondatore del movimento nazionalista degli Ustascia e guida dell'autoproclamato Stato Indipendente di Croazia, nonché una piedina nel gioco strategico del totalitarismo, Aimone, che non soltanto non cinse la sua fantomatica corona ma neanche mise mai piede in Croazia, presentò la sua abdicazione al titolo il 12 ottobre 1943.
Il regime totalitario di Pavelic, che basava il proprio fondamento ideologico sulla difesa dell'elemento etnico croato e sul cattolicesimo integralista, aveva attuato infatti una dura politica di repressione nei confronti degli elementi allogeni. 
Le notizie che pervenivano da varie fonti (ambasciata italiana a Zagabria, servizi segreti, rapporti confidenziali e informatori fidati) e che portarono all'abdicazione, descrivevano lo Stato Indipendente di Croazia come una realtà incompiuta non soltanto a livello istituzionale, ma anche sociale e culturale, e convinsero Aimone a non rimanere una marionetta complice involontario della spaventosa gestione della situazione interna dello stato, caratterizzata appunto da continue persecuzioni ed eccidi da parte degli ustascia di Ante Pavelic, che avevano avviato una vera e propria pulizia etnica contro minoranze nazionali (serbi), avversari politici (comunisti) e minoranze religiose (ortodossi, ebrei e musulmani). 

Primo a destra Duca Aimone di Savoia e secondo a sinistra Giovanni Mazzucchetti

Dopo l'abdicazione, come Ammiraglio della Regia Marina, Aimone aveva quindi seguito Vittorio Emanuele III a Brindisi, e quindi, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, era divenuto comandante della base navale di Taranto, ricevendo il grado militare di Ammiraglio di Squadra, ma perdendo dal settembre del 1943 i contatti con la moglie. 
Fu così che Amedeo, bimbo di pochi giorni, divenne re di Croazia rimanendo tale fino al 1945, quando lo Stato indipendente di Croazia si dissolse.

Ma altre peripezie aspettavano Irene e il suo bambino.
Tre settimane prima della nascita di Amedeo, il Regno d'Italia aveva firmato, il 3 settembre 1943, l'armistizio di Cassibile, cessando le ostilità contro le forze inglesi e statunitensi, che portò quindi al proclama dell'armistizio fatta dal Maresciallo Badoglio, l'8 settembre, e alla conseguente occupazione di Firenze da parte dei tedeschi.
Il 26 luglio 1944, su ordine firmato personalmente da Heinrich Himmler, i nazisti deportarono Irene con il piccolo Amedeo nel campo di concentramento austriaco di Hirschegg, vicino Graz, insieme alla cognata Duchessa Anna d'Orléans, moglie di Amedeo Duca di Ferro, con le figlie Margherita e Maria Cristina.
Come ricorda nel suo diario Carmine Senise, capo della Polizia dal 1940 al 1943 e poi, per un breve periodo, con il primo governo del Maresciallo Badoglio dopo la destituzione di Mussolini, anch'egli prigioniero nel campo di concentramento di Hirschegg, :

"Giunsero a fine luglio le due duchesse d'Aosta: Anna di Francia con le giovanissime principesse Margherita e Maria Cristina, ed Irene di Grecia, con un amore di bimbo di otto mesi, il principino Amedeo. La brutalità tedesca non aveva avuto riguardi né per la tenera età del bambino, [...] né per la nobiltà della personale condotta delle due duchesse, rimaste com'erano a Firenze solo per non abbandonare nell'ora del pericolo la popolazione fra la quale erano vissute. Senza umanità, senza rispetto per il rango, (i tedeschi) li avevano fatti prigionieri accomunandoli nel trattamento a qualsiasi altro internato. Il loro caso ci commosse, ne soffrimmo nel cuore e nei nostri sentimenti di italiani, ma la loro presenza nella tristezza del momento portò subito una nota di alta gentilezza e doveva essere poi, per i loro continui atti di bontà, come un raggio di sole"
(Giulio Vignoli, Il Sovrano Sconosciuto, Tomislavo II Re di Croazia, Mursia, pagina 149.)

Fortunatamente tutti ebbero miglior fortuna della Principessa Mafalda, figla del Re Vittorio Emanuele III, deceduta dopo atroci sofferenze nel Lager di Buchenwald.


Principessa Mafalda di Savoia

Mafalda morì infatti a 42 anni, il 28 agosto 1944, nel campo di concentramento di  Buchenwald. E in quel campo non badò mai a se stessa ma piuttosto agli altri internati e in particolare gli italiani del lager, ai quali fece sentire tutta la sua vicinanza. Le sue ultime parole furono proprio dirette a loro: 
"Italiani, io muoio, ricordatemi non come una principessa ma come una vostra sorella italiana"
Internata, le venne vietato di rivelare la propria identità e per scherno i nazisti la chiamavano Frau Abeba.
Occupò una baracca insieme all’ex deputato socialdemocratico Rudolf Breitscheid ed a sua moglie, e le venne assegnata come badante la signora Maria Ruhnau, alla quale Mafalda, in segno di riconoscenza, regalerà l’orologio che portava al polso.
La dura vita del campo, il poco cibo, che divideva con coloro che reputava avessero più bisogno di lei ed il glaciale freddo invernale, deperirono ulteriormente il già gracile e provato fisico di Mafalda. 
Nell’agosto del 1944 gli anglo-americani bombardarono il lager e la sua baracca venne distrutta.
La principessa riportò gravissime ustioni e contusioni su tutto il corpo. Fu ricoverata nell’infermeria della casa di tolleranza dei tedeschi del lager, ma qui non venne curata. Dopo quattro giorni di agonia, sopraggiunse la cancrena al braccio sinistro che fu amputato con un interminabile e dissanguante intervento chirurgico. Ancora addormentata, Mafalda venne riportata nel postribolo e abbandonata, senza assistenza
 
Il dottor Fausto Pecorari, radiologo internato a Buchenwald dichiarò che Mafalda era stata intenzionalmente operata in ritardo e l’intervento era il risultato di un assassinio sanitario avvenuto per mano di Gerhard Schiedlausky (poi condannato a morte dal tribunale militare di Amburgo e giustiziato per impiccagione nel 1948), come era già avvenuto per altri casi, soprattutto quando si trattava di eliminare “personalità di riguardo”.

La salma di Mafalda di Savoia, grazie al padre boemo Joseph Tyl, monaco cattolico dell’ordine degli Agostiniani non venne cremata, ma messa in una cassa di legno e sepolta sotto la dicitura: “262 eine unbekannte Frau” (donna sconosciuta). 
Trascorsero alcuni mesi e sette marinai italiani, reduci dai lager nazisti, trovarono la bara della principessa martire e posero una lapide identificativa.



Francobollo Italiano commemorativo del 1995

Dopo la liberazione dal campo di concentramento di Hirschegg, avvenuta nel maggio 1945, Irene soggiornò per alcune settimane in Svizzera e il 7 luglio 1945 rientò in Italia e si fermò prima a Milano, dove Aimone vide per la prima volta il figlio, e successivamente raggiunse Napoli, dove viveva la suocera Hélène d’Orléans.

I racconti di Giovanni Mazzucchetti legati a Irene terminano qui, con questi ultimi momenti a Milano, dove mio suocero rimarrà invece fino alla morte, avvenuta prematuramente nel 1960.



Giovanni Mazzucchetti in alta uniforme



giovedì 21 gennaio 2016

I numeri del Kāma Sūtra

"L'uomo è chiamato «coniglio», «toro» o «stallone» a seconda delle dimensioni del suo organo sessuale, mentre la donna è detta «cerva», «giumenta» o «elefantessa». Quindi vi sono 3 accoppiamenti uguali fra partner sessuali simili per dimensioni, e 6 disuguali, fra partner dissimili
(II, I, 1-2; pp. 41-42, Kāmasūtra, Adelphi edizioni, 2003)




Quei burloni dei Rudi Mathematici che ospitano il Carnevale della Matematica di febbraio, la cui uscita come d'abitudine coincide con il giorno di San Valentino, hanno pensato di mettere i "Matematti" in difficoltà con il tema scelto.
Hanno infatti testualmente scritto: 
"Ormai è chiaro a tutti i carnevalisti: qui su RM i temi sono sempre strani, inventati per avere la scusa di non rispettarli (non lo facciamo mai). Però i temi sono sempre richiesti. Quindi, in qualche modo ve la siete cercata.
Annunciamo ufficialmente che il tema del CdM numero 94 è: "Matematica e Sesso".
E mo' so affari vostri...."

Il tema in effetti è già stato affrontato e di libri ed articoli riguardanti la correlazione tra amore, sesso e matematica se ne sono visti.
Solo per curiosità ne citerei alcuni che avevo letto o trovato per caso:
"Mathematics and Sex" della matematica australiana Clio Cresswell, pubblicato nel 2004
"The Mathematics of Love" dell'inglese Hannah Fry (2015) di cui avevo già parlato nel Carnevale della Matematica di giugno 2015
e l'articolo (un po' datato anch'esso, del 2004) di un ricercatore cinese, Jentu Fan, che sosteneva che un uomo valuti sessualmente una donna servendosi inconsciamente di una formula matematica (VHI)
Sicuramente ce ne saranno altri che lascio alla curiosità del lettore trovare!


Templi del Kamasutra a Khajurhao Regione Madhya Pradesh (India)

Leggendo il tema, a me è venuta subito in mente una correlazione tra la grande tradizione matematica indiana e il testo più conosciuto sul tema sessuale, il Kāma Sūtra.
Certo trovare una vera correlazione matematica sembrerebbe quasi "volersi arrampicare sugli specchi" ma a ben vedere di correlazioni se ne potrebbero trovare  e diventare fonte di studi accurati.
Un esempio di correlazione che si potrebbe approfondire potrebbe essere quella tra le posizioni e la topologia, la branca della matematica che si occupa dello studio delle proprietà delle figure e delle forme.
Il Kāma Sūtra, il più antico libro di testo hindu esistente sull'amore erotico, offre infatti, nel secondo adhikarana (libro), descrizioni delle posizioni in un rapporto sessuale, la controparte erotica delle āsana ascetiche, le posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. 


Scultura erotica - Templi di Khajuraho Regione Madhya Pradesh (India) 

Scritto da Vātsyāyana Mallanaga in sanscrito (il suo titolo completo è Vātsyāyana Kāma Sūtra - "Aforismi sull'amore, di Vātsyāyana"), probabilmente nella seconda metà del III secolo dC nel nord dell'India, durante il periodo Gupta, il titolo significa "desiderio / amore / piacere / sesso" (kama) e "trattato" (sutra).
Il vero Kāma Sūtra non è solo un trattato sul sesso che riporta esclusivamente posizioni sessuali, è anche un libro sull'arte del vivere, su come trovare un partner per mantenere a lungo un matrimonio, sull'adulterio, sull'uso di droga, o su come vivere con una cortigiana
Esaminando anche questioni di classe e di casta, stabilisce le norme di vita di un Nagaraka (di un cittadino ideale), i codici per la condotta delle casalinghe, delle concubine, delle dame di harem e delle cortigiane. 
La materia scientifico-dottrinale che tratta risale comunque a epoche precedenti, tanto che l’autore può essere considerato più propriamente un compilatore. Lo scopo perseguito dal libro consiste nella descrizione di quanto è necessario al fine del raggiungimento del successo e del piacere in amore.
Si tratta di un’opera filosofica ricca d’informazioni di carattere documentario sulla civiltà indiana antica che affronta senza reticenze, ma anche senza compiacimenti, il tema delle relazioni amorose tra uomo e donna anche se in Occidente il Kāma Sūtra è stato a lungo accompagnato da una fama di immoralità e oscenità.
Immagini e aforismi che potrebbero sembrare solo didascalici e finalizzati al rapporto sessuale e che invece sono portatori di una vera disciplina etica, oltre che religiosa, volta ad affermare l'importanza del rispetto e il primato del raggiungimento della felicità condivisa e mai egoistica.

Scultura erotica - Templi di Khajuraho Regione Madhya Pradesh (India)
  
Principalmente il Kāma Sūtra risponde a uno dei 4 obbiettivi (Purushartha) della cultura classica hindu. Cultura che prevede che l’essere umano abbia il preciso obiettivo di perseguire un'armonica realizzazione di sé, senza trascurare alcun aspetto della vita terrena. 
È infatti prescritto che l'essere umano ricerchi 3 obiettivi terreni:
Artha: il benessere, sia fisico che economico
Kama; il desiderio, il piacere e la sua fruizione
Dharma: il senso etico che ricerca un equilibrio tra Artha e Kama
e a questi 3 si unisce 1 scopo ultraterreno:
Moksha: la liberazione dal mondo materiale e il raggiungimento della vera coscienza di sé


Tempio Induista

Sempre a proposito di numeri (il "fil rouge" di questo articolo) credo di dover fare una breve premessa sull'Induismo e i suoi concetti fondamentali, che non tutti conoscono, tanto è vero che non viene mai elencato tra le religioni monoteiste.

1 = Unicità di Dio¹ 

L'induismo è infatti una religione solo apparentemente politeista, ma basata sull'esistenza di un unico Principio Divino Universale, trascendente e immanente al tempo stesso.
"Dio è Uno, ma i saggi lo chiamano con nomi diversi" (Rig Veda, I, 164)
Dio è unico ma si esprime in infiniti modi e forme. Centinaia sono infatti le divinità del pantheon hindu, e tale diversità di espressioni del Divino esiste affinché ogni essere umano possa trovare la propria strada per realizzarlo.
L'Induismo è unità nella diversità: è infatti una religione universale ed estremamente tollerante.
"Vedi l'unità nella diversità, l'Uno divino appare nelle molte forme, immensa è la sua vastità, indescrivibile la sua gloria. Tutte le infinite terre, i soli e i pianeti che sono visti e quelli oltre la nostra percezione, esistono per suo comando. Accesa in varie forme, l'eterna fiamma è Una. Illuminando il mondo con i raggi dorati all'alba, dipingendo le nubi della sera con cangianti colori, il sole è uno." (Rig Veda)
Composto da una miriade di fedi, culture e filosofie, unisce milioni di persone nel mondo attorno a grandi principi di base, rispettando le reciproche diversità e valorizzando la particolarità di ogni individuo.
"Conosce la verità chi conosce questo Dio come Uno. Né secondo, né terzo, né quarto Egli è chiamato; né quinto, né sesto, né settimo Egli è chiamato; né ottavo, né nono, né decimo Egli è chiamato; Egli sopravvive a tutto ciò che respira e non respira; egli possiede il potere supremo. Egli è Uno, Uno solo, in Lui tutti i poteri divini diventano Uno soltanto." (Atharva Veda)


4 = Purusharthas (sanscrito पुरुषार्थ)²

I 4 scopi della vita. Principi che regolano la vita dell’uomo nel suo divenire: il loro conseguimento mira alla realizzazione di un’esistenza felice, soddisfacendo i bisogni materiali e spirituali in armonia con le norme etiche e in vista dello scopo ultimo: la liberazione.
Artha
il benessere. La realizzazione del benessere in generale, in relazione anche alle condizioni materiali e ai mezzi necessari per mantenere un buono stato di salute e una condizione sociale soddisfacente.
Kama
il desiderio. Il desiderio che sostiene qualsiasi azione conforme al dharma e un’armoniosa fruizione dei piaceri sensoriali e dei beni di cui si dispone.
Dharma
l’ordine etico universale. Il principio che mette in armonia gli altri scopi dell’esistenza e rappresenta le leggi etiche universali che governano tutto il cosmo manifesto.
Moksha
la liberazione. Liberazione dal ciclo delle incarnazioni e dalla schiavitù dell’ego, per riconoscere quello che siamo sempre stati: uno in Dio e uno con Dio.
Fine ultimo della vita e compimento di un lungo cammino evolutivo è il riconoscimento, a cui ogni essere vivente giungerà, della propria natura divina o meglio che l’unica Realtà, al di là della illusorietà del mondo, è Dio.

Sull’Artha è stato scritto l’Arthaśāstra di Kautilya, un trattato di arte politica, mentre sul Dharma è stata stilata la Manusmirti, ossia il Codice di Manu e quindi sul Kama il celebre Kāma Sūtra di Vātsyāyana.


Testo antico di Kāma Sūtra 

Dopo questi numeri 1 e 4, molto significativi della cultura hindu, analizzando la struttura del Kāma Sūtra, troviamo altri numeri che possiamo considerare altrettanto significativi e forse anche curiosi.
Come il trattato Arthasastra di Kautalya, il Kāma Sūtra è diviso in adhikaranas (libri), adhyayas (capitoli) e prakaranas (temi o argomenti). 
L'intero testo è composto nello stile di sutra (aforisma) e bhasya (commento) e lo stesso Vātsyāyana ricorda come i versi tradizionali siano stati tramandati a lui attraverso le generazioni precedenti.
Proprio analizzando questa struttura troviamo una prima incongruenza numerica di poco chiara interpretazione. 
L'intero testo è suddiviso in 7 adhikaranas o libri: 

il primo adhikarana (libro) ha 5 adhyayas (capitoli) e 6 prakaranas (temi o argomenti), 
il secondo 10 capitoli e 17 argomenti, 
il terzo 5 capitoli e 9 argomenti, 
il quarto 2 capitoli e 8 temi, 
il quinto 6 capitoli e 11 argomenti, 
il sesto 6 capitoli e 9 argomenti, 
il settimo libro, l'ultimo, ha 2 capitoli e 6 temi.

Secondo il calcolo originario di Vātsyāyana (Kāma Sūtra i.1.15-22), i 7 libri di tutto il compendio si dividono in 36 capitoli e 64 temi trattati in 1250 aforismi. 
Ma se proviamo a sommare gli argomenti (6+17+9+8+11+9+6=66 ?) il totale, tuttavia, non coincide con i 64 temi che lo stesso Vātsyāyana aveva specificato. 
Tale somma, come facilmente verificabile, è infatti 66. Questo numero non avrebbe coincidenza nemmeno con il testo Nāṭya Śāstra di Bharata Muni (un saggio che visse probabilmente, secondo una leggenda, fra il 400 e il 200 a.C. e scrisse Nāṭya Śāstra il più importante testo teorico del dramma classico indiano), dove viene specificato il numero di posizioni sessuali appunto in 64.
Il Kāma Sūtra contiene infatti un totale di 64 posizioni sessuali, rappresentate e legate ai temi suddetti e definite con nomi diversi, come ad esempio quelli degli animali o delle azioni degli animali. 
Vātsyāyana credeva infatti che ci fossero 8 modi di fare l'amore, moltiplicati per 8 posizioni per ognuno, che sono note come le 64 "Arti del piacere" e raccolte nel secondo adhikarana (libro) che è il più famoso e che, per questo, è spesso scambiato per l'intera opera. 
Vātsyāyana non ha ben specificato gli argomenti del suo testo, e la traduzione inglese più conosciuta del libro, quella del 1883 di Sir Richard Burton in collaborazione con Forster Fitzgerald Arbuthnot (l'edizione italiana di riferimento è quella della casa editrice Adelphi a cura di Wendy Doniger e Sudhir Katar nel 2003) ha ricondotto questi temi al numero 64, riducendo un argomento dal libro IV (ridotto a 38 bis - Un uomo che ha rapporti con molte donne) e uno dal libro VI (ridotto a 58 bis - Motivi per prendere un' amante in base ai tipi di cortigiane).


Illustrazione del testo antico di Kāma Sūtra 

Ma riscontriamo un'altra anomalia numerica!
Anche il numero di aforismi presenta un problema. Secondo lo stesso Vātsyāyana il numero dovrebbe essere 1250. Tuttavia non tutte le edizioni del Kāma Sūtra comprendono esattamente 1250 aforismi. 
In alcune sono 1492, mentre in quella di Goswami salgono a 1683. 
Quest'anomalia è dovuta al fatto che i redattori e i traduttori del Kāma Sūtra hanno commesso un errore grossolano ritenendo le "citazioni" fatte da Vātsyāyana  come suoi aforismi, mentre Vātsyāyana indica chiaramente che egli riproduce citazioni di qualche autore precedente correlate con gli aforismi.
Altro errore è stato quello di ritenere una parte in prosa un aforisma o, a volte, i copisti hanno diviso in due alcuni aforismi. 
Sembrerebbe proprio che certi editori non abbiano attentamente esaminato gli aforismi, non riuscendo quindi a mantenerne il numero originario previsto dallo stesso autore.

Insomma ricapitolando i numeri sono 1, 4, 7, 36, 64, 1250.
Visto che costruirne una successione numerica è piuttosto arduo (potreste sempre provarci!) e visto che Vātsyāyana non ha spiegato il perché della scelta numerica cerco di darne un'interpretazione sia legata alla tradizione induista, sia puramente da me "inventata", così per gioco.

All'1 e al 4 l'interpretazione è strettamente legata alla religione hindu, come detto sopra, e per gli altri?




7 = Chakras
Sette sono i chakras (punti caratteristici del corpo umano):

Muladhara (tra osso sacro e coccige, verso dietro)
Svadisthana (tra II vertebra lombare e osso sacro, verso avanti)
Manipura (plesso solare)
Anatha (cuore)
Vishudda (gola)
Anja (terzo occhio, fronte)
Sahasrara (fontanella)

Il Chakra (adattamento del sostantivo neutro sanscrito cakra traducibile come "ruota", "disco", "cerchio") è un concetto proprio delle tradizioni religiose dell'India, inerenti allo yoga e alla medicina ayurvedica traendo origine dalle tradizioni tantriche. 
Nell'accezione più comune è usualmente reso anche con "centro", per indicare quegli elementi del corpo sottile nei quali è ritenuta risiedere latente l'energia divina.


Dipinto eseguito a Bikaner, Rajasthan, tra il 1678 e il 1698. Fitzwilliam Museum, University of Cambridge
Copertina del libro  Edizioni Adelphi 20o3


36 = Le 6 tipologie sessuali moltiplicate per se stesse (6x6 = 36)

Questa fa parte di quelle inventate.
Non ho trovato una correlazione tra 36 e le tradizioni hindu, ma riflettendo sul fatto che per Vātsyāyana ci fossero 6 tipologie sessuali, moltiplicandole per 6 otterremo 36 che non sono le possibilità di accoppiamento (infatti sono solo 9), ma che riprende comunque anche il risultato ottenuto moltiplicando 9x4, dove 9 sono appunto dette possibilità e 4 gli obbiettivi (Purushartha) 

64 = Arti del piacere (8x8 = 64)

Vātsyāyana credeva che ci fossero 8 modi di fare l'amore, moltiplicati per 8 posizioni per ognuno che, nel libro, sono note appunto come le 64 Arti del piacere.

1250 = ?

Per cercare un perché a questo numero ho dovuto veramente "arrampicarmi sugli specchi"
Ma perché mai Vātsyāyana ha voluto specificare il numero dei suoi aforismi in 1250?
Il numero 1250 non ha alcuna correlazione con tradizioni hindu e non ha proprietà matematiche significative: non è un numero di Fibonacci, non è un numero di Bell o di Catalan, non è perfetto, né poligonale, né fattoriale......
Ormai mi ero infilata in questo "fil rouge" numerico e non potevo concludere senza una combinazione matematica, che comunque escludo tassativamente che sia stata considerata anche da Vātsyāyana.
Come ottenere 1250 usando tutte le cifre 1, 4, 7, 36, 64, eventualmente ripetute, e composte mediante le quattro operazioni elementari di somma, sottrazione, prodotto e divisione? 
Ecco una soluzione (se ne possono ovviamente trovare altre.....provateci!)

(64-36)x36+(7+4)x(7+4)x[(7+1):4] = 1250


Travolti dalla passione (1775-1780 ca) illustrazione tratta dal Gītagovinda di Jayadeva.
Copertina del libro Edizioni Adelphi 2010

In conclusione  questo post, aldilà del "fil rouge" numerico, voleva in primo luogo rendere più chiaro il fatto che il Kāma Sūtra è un classico della cultura indiana, che nulla ha a che fare con la pornografia e forse anche poco con la matematica. 
L’amore è lo scopo della vita, insieme alla virtù, alla prosperità, e alla ricerca del piacere sessuale finalizzata all’armonia condivisa.
Infinitamente piu fantasioso di qualsiasi moderno manuale di sesso, persino più spinto dei giornaletti erotici, questo antico testo, se pur profilo di una società distante nel tempo e nello spazio, ha magnificamente percorso la via del kāma, del "desiderio" e propone un modo di vedere l’amore perfettamente in linea anche con le esigenze dell’uomo del terzo Millennio
Una visione gioiosa e senza peccato, dove il corpo può diventare il mezzo per raggiungere lo spirito, e l’unione sessuale l’incontro delle divinità maschile e femminile che abitano in ciascuno di noi.
Il termine Kama può essere tradotto sia come amore che come piacere, e allora non c'è motivo di credere che parlare di sessualità sia cosa sconveniente, volgare e, per quanto possa sembrare strano a una lettura superficiale o maliziosa, il Kāma Sūtra o Codice dell’Amore può essere considerato dunque un libro religioso a tutti gli effetti.

«Il libro è scritto da un uomo per gli uomini: si sforza di penetrare le anime e i corpi femminili; eppure ammette che le donne restano misteriose e che sono loro, queste creature apparentemente passive, a incarnare l’energia sessuale dell’universo. Esse sono il sole, mentre i maschi soltanto la pallida, umida luce della luna. Il Kāma Sūtra cerca di regolare tutti i gesti umani: ma riconosce che i cuori sono volubili, che le fantasie amorose non hanno limite, che i desideri sessuali posseggono una forza tremenda, e che la passione non obbedisce a nessun manuale»³


Note

¹Si può parlare di "monoteismo induista" specificandone però la natura e sottolineando la diversità radicale rispetto a una concezione di Dio Personale come è inteso il Dio biblico dai tre monoteismi occidentali (ebraismo, cristianesimo e Islam). 
Gli induisti tendono a considerare l'induismo come una religione solo apparentemente politeista, ma in effetti basata sull'esistenza di un unico Principio Divino Universale, trascendente e immanente al tempo stesso; infatti ciò che noi chiamiamo "religione induista" in realtà non esiste, trattandosi invece di un insieme di tradizioni diverse unite da un'identica idea di Hindu Dharma o Sanathana Dharma, il Principio o Legge Suprema Universale, che accomuna fra loro le diverse fedi, i diversi popoli e le diverse caste autoctone del subcontinente indiano.
Diciamo autoctone (sebbene gli ariani abbiano in realtà invaso l'India al tempo delle grandi migrazioni indoeuropee, sottomettendo le popolazioni dravidiche native) poiché il cristianesimo e l'Islam non sono riconosciute come aderenti al Sanathana Dharma, e per questo motivo sono in qualche modo considerate un corpo estraneo rispetto alla tradizione religiosa hindu (sebbene il cristianesimo ortodosso del Sud e il sufismo islamico del Nord siano ugualmente rispettate come tradizioni religiose indiane a pieno titolo).
La vera origine del "politeismo induista" è quindi da far risalire ai Veda (si parla per questo di religione vedica o di "vedismo"), la cui profonda natura filosofica e metafisica identifica un Principio Divino Unico e Universale, che va ben al di là delle molteplici divinità particolari che presiedono alle diverse manifestazioni della Natura, quali sono le singole divinità del pantheon induista. (Pierluigi Gallo)

²Sicuramente 4 è un numero significativo non solo per l'Induismo. 
Il principio dei 4 purshartas e dei 4 stati di coscienza della metafisica hindu, ben si legano alla teoria dei tipi psicologici di Jung, come ben descritto da Pierluigi Gallo nel suo articolo "Non c'è tre senza quattro"

³Citazione tratta dalla recensione di Pietro Citati al libro "Kāma Sūtra" a cura di Wendy Doniger e Sudhir Katar - Traduzione di Vincenzo Vergiani - Biblioteca Adelphi - Edizione 2010


Fonti

From the book
Kāma Sūtra a cura di Wendy Doniger e Sudhir Katar - Traduzione di Vincenzo Vergiani - Biblioteca Adelphi 
From website
http://new.exoticindiaart.com/book/details/kamasutra-of-vatsyayana-IDH474/
http://www.hinduism.it/induismo-concetti.html#purus
https://it.wikipedia.org
From the pictures
https://sandrovivan.wordpress.com/tag/kamasutra/
https://it.wikipedia.org