martedì 2 febbraio 2016

Stagioni e mezze stagioni.....ha senso parlarne?

"Egli è pur vero che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi"......
Zibaldone - Giacomo Leopardi

Un recente articolo sul meteo intitolava "Caldo anomalo agli sgoccioli: dal 4 febbraio svolta meteo, arrivano condizioni più invernali".
In effetti questo è un inverno eccezionalmente caldo non solo qui in Italia ma anche nel nord Europa, che ci fa dire: "le stagioni non ci sono più", "si sono ribaltate", e, sempre più spesso, la frase più classica "le mezze stagioni non ci sono più"!


Stampa antica tratta dal Libro dei Globi in cui nel globo centrale sono indicate l'inclinazione della terra, i circoli polari, i tropici, l'equatore e l'eclittica - Vincenzo Maria Coronelli dedica a Luigi XIV - 1697

Ma davvero le stagioni non ci sono più? E soprattutto le cosiddette mezze stagioni, primavera e autunno, non ci sono più?
In realtà è solo l'inverno che cede il passo all'estate e viceversa, con anticipi di caldo e ritorni di freddo.
Possiamo forse dire che le mezze stagioni non sono mai esistite e che invece le vere stagioni sono in realtà solo 2? Quella prevalentemente fredda (da Ottobre a Marzo) e quella calda (da Aprile a Settembre)?
Dipende cosa si intenda per stagioni, i mesi sono sempre 12 ovunque.
Esistono infatti diversi modi di definire una stagione e quelli utilizzati più comunemente sono la suddivisione astronomica e meteorologica. 
Secondo la suddivisione astronomica una stagione è l'intervallo di tempo che intercorre tra un equinozio ed un solstizio. Si distinguono quindi quattro stagioni: primavera, estate, autunno, inverno, ciascuna delle quali ha una durata costante di tre mesi l'una e ben definita nel corso dell'anno, indipendente dalla latitudine e dalla collocazione geografica
Se si considerano le variazioni climatiche e quindi una definizione meteorologica, l'alternarsi delle stagioni dipende ovviamente anche dall'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto ai raggi del sole e dalla distanza del sole dalla terra: afelio e perielio.
All'equatore e ai poli non si può certo parlare di stagioni in senso classico!
All'equatore i raggi arrivano sempre perpendicolari, tutto l'anno, ed ecco perché fa sempre caldo. Nelle zone tropicali l'anno si potrà dividere in due parti, definendole stagione delle piogge e stagione secca.
Man mano che ci si allontana dall'equatore, i raggi del sole sono più obliqui e si hanno variazioni climatiche e alternanza delle stagioni. 
Ai poli i raggi del sole arrivano molto obliqui, ed ecco perché lì fa sempre freddo. Nelle regioni polari generalmente si distinguono due sole stagioni (spesso denominate Sole di Mezzanotte e Notte Polare, oppure semplicemente estate e inverno) determinate dalla presenza o meno del sole sopra l'orizzonte.  

Climaticamente parlando il passaggio dall'inverno all'estate avviene con alterne vicende senza un confine netto che le separa ed è solo un luogo comune pensare a 4 stagioni "rigidamente" definite.
Inoltre non è detto che le stagioni si debbano necessariamente suddividere in base al clima.
I due equinozi, quello di primavera il 20 o 21 Marzo e quello di autunno il 22 o 23 Settembre (dove il giorno dura quanto la notte: 12 ore), ci hanno portato a dividere l'anno in 4 stagioni, ma nulla ci vietava di inventarne 3, 6 o 8.



Geroglifici Egizi

Per gli antichi Egizi le stagioni erano infatti 3!
In Egitto, la piena e il ritiro delle acque del Nilo determinavano le tre stagioni nelle quali era diviso l'anno.
Gli egizi dividevano l'anno in tre stagioni, ciascuna delle quali formata da quattro mesi. 
L'inizio dell'anno coincideva con la grande piena del Nilo. La stagione della "inondazione" veniva denominata Akhet, che andava approssimativamente da settembre a dicembre, seguita da Peret e Shemu.
Akhet era la prima delle tre stagioni e corrispondeva alla "stagione dell'inondazione", perché in questo periodo dell'anno del calendario egizio, le acque del Nilo allagavano i campi, arricchendo di nutrienti il suolo coltivato. 
La seconda, invece, era Peret, la "sparizione" o ritiro delle acque. Infine, la terza stagione, Shemu, era contrassegnata dalla "siccità"

Nella nostra cultura il luogo comune della mitidezza della mezza stagione primaverile, è dovuto anche al fatto che si associa la primavera al risveglio della Natura, alle giornate che si allungano e quindi a una "bella stagione", anche se in effetti, generalmente, è il secondo periodo più piovoso dell'anno (dopo l'autunno).

Tali periodi di transizione (definiti appunto primavera e autunno) sono capricciosi, proprio perché segnano il passaggio da un periodo prevalentemente freddo (inverno) a uno caldo (estate). 
Da piccola ricordo che sentivo i "grandi" lamentarsi che "il tempo non era più come una volta", e dovrebbe far riflettere il fatto che già nell'800, come si legge dai testi dell'epoca, si dicevano frasi come: "non ha mai fatto così freddo/caldo", "non si ricorda a memoria d'uomo", o "non ci sono più le mezze stagioni".




Un'amica, appassionata e insegnante di letteratura, mi ha ricordato che ne parlava già Giacomo Leopardi nello Zibaldone!

"Egli è pur vero che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune, che i mezzi tempi non vi son piu’; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre, che in sua gioventù, a Roma, la mattina di Pasqua di resurrezione, ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno dì impegnar la camiciola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’ inverno"...(qui testo completo)

A parte queste considerazioni polemiche non si può dimenticare come il tema delle 4 stagioni abbia ispirato artisti e musicisti di ogni tempo.
In architettura ne sono un esempio le splendide fontane di Torino e Milano.



La "Fontana dei Mesi e delle stagioni" di Torino al Valentino

La "Fontana dei Mesi e delle stagioni" di Torino, costruita in occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1898, è una delle opere architettoniche più significative del parco del Valentino. E' l’unico elemento architettonico ancora esistente dell’ampio apparato di edifici costruiti per l’Esposizione Generale Italiana del 1898, organizzata a Torino per celebrare il cinquantenario dello Statuto Albertino. 
Secondo una vocazione che si stava consolidando dopo l’Esposizione del 1884, il luogo prescelto per ospitare la manifestazione fu il parco del Valentino e il prestigioso compito di progettare i padiglioni e quindi la fontana fu affidato a Carlo Ceppi (1829-1921).


La "Fontana delle Quattro Stagioni" di Milano in p.zza Giulio Cesare

Riapparsa recentemente in piazza Giulio Cesare, a simbolo del nuovo quartiere CityLife, la "Fontana delle Quattro Stagioni", fu progettato dall’architetto Renzo Gerla nel 1927 e per anni lasciata andare in rovina.
La progettazione della "Fontana delle Quattro Stagioni" di Milano fu affidata infatti, dal Podestà Ernesto Belloni, all'architetto Renzo Gerla nel febbraio 1927, mentre erano in uno stadio molto avanzato i lavori per la realizzazione della Fiera Campionaria, proprio per provvedere a una degna sistemazione urbanistica della nuova piazza Giulio Cesare, quella che sarebbe diventata l’ingresso principale della Fiera Milano. 
La "Fontana delle 4 stagioni" è stata recentemente restaurata sia nelle parti architettoniche e nelle statue vicentine, ricalcate su originali del Settecento, sia con il ripristino impiantistico, riattivando così gli scenografici giochi d’acqua, i cui getti più importanti raggiungono un’altezza di 8 metri.


"Primavera" di Sandro Botticelli 1482

Nella pittura grandi maestri si sono ispirati alle 4 stagioni.
Come non citare la "Primavera" del Botticelli, considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. 
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, databile intorn0 al 1482, venne eseguita per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (cugino di Lorenzo il Magnifico) ed è ora conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. 
Un dipinto che deve il suo fascino non solo alla grande tecnica pittorica ma anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.


"Inverno" e "Primavera" di Giuseppe Arcimboldo

"Estate" e "Autunno" di Giuseppe Arcimboldo

Che dire poi delle "Quattro Stagioni" di Giuseppe Arcimboldo
Tra le sue opere più celebri, ci sono otto tavole di contenute dimensioni in forma di ritratto allegorico, raffiguranti le quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (Aria, Fuoco, Terra, Acqua). 
Trattasi di 8 allegorie, di cui le versioni più conosciute sono quelle del Louvre (copie eseguite dallo stesso Arcimboldo su richiesta di Massimiliano II nel 1573) in ognuna delle quali si ammirano grottesche "Teste Composte", ritratti burleschi eseguiti combinando tra loro, in una sorta di trompe-l'œil, oggetti od elementi dello stesso genere (prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, ecc) collegati metaforicamente al soggetto rappresentato, in una sorta di variegato impianto allegorico che ne fa un maestro del surrealismo.
Questi 4 quadri sono accoppiati a due a due (uomo e donna) e raffigurano l’ Inverno e la Primavera, l’Estate e l’Autunno.


"Estate" "Autunno" "Inverno" "Primavera" di Gian Lorenzo Bernini

Nella scultura ne è un esempio l'opera, le “Quattro Stagioni”, che Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) scolpì insieme al padre Pietro nei primi anni, e che riflettono ancora l’influenza di Caravaggio, dal quale ereditò la forte resa realistica.  
Il gruppo commissionato da Leone Strozzi per la sua Villa/Museo romana, fu riscoperto da Federico Zeri a villa Aldobrandini a Frascati.
Villa Strozzi, una costruzione del cinquecento progettata da Giacomo del Duca, con grandi giardini disegnati da Carlo Fontana, a metà ottocento fu infatti rasa al suolo per ordine di Monsignor Francesco Saverio de Merode perché ostacolava il nuovo assetto urbanistico e il tracciato che sarebbe diventato via Nazionale, ma il gruppo fortunatamente fu salvato e collocato a villa Aldobrandini. 
Qualche anno più tardi, al posto della villa fu costruito il Teatro Costanzi, l' attuale Teatro dell' Opera. Sul muro del teatro, in via Torino, sotto un palinsesto perenne e quasi invalicabile di impalcature, si trovano alcune targhe una accanto all' altra. Tra queste, quella che ricorda il soggiorno di Vittorio Alfieri (per star vicino alla sua amata Luisa Stolberg d' Albany)  a Villa Strozzi.



Antonio Vivaldi "Il cimento dell'armonia e dell'inventione" 1725

Ma non si può certo dimenticare quella che rappresenta una delle più note e significative opere musicali, "Le Quattro Stagioni" titolo con cui sono noti i primi quattro concerti grossi per violino di Antonio Vivaldi da "Il cimento dell'armonia e dell'inventione".
Si tratta di un tipico esempio di musica a programma, cioè di composizioni a carattere prettamente descrittivo e che ben si adattano alla visione climatica delle stagioni.
Ad esempio, l'"Inverno" è reso a tinte scure e tetre, con riferimenti al freddo (Allegro non molto "Agghiacciato tremar tra nevi algenti"), al contrario l'"Estate" evoca l'oppressione del caldo (Allegro "Sotto dura stagion dal sole accesa") o la "tempesta", nel suo ultimo movimento (Allegro "Teme fiera borasca, e 'l suo destino"). 
Ma perché parlarne, la musica va ascoltata e qui lascio una stupenda esecuzione dell' "inverno" con Nicola Benedetti (violinista scozzese di origini italiane) come primo violino, che per l'occasione del Concerto di Natale - Assisi 2011, aveva suonato con uno Stradivari del 1712. 

Vivaldi - 4 Stagioni - Inverno - Concerto di Natale 2011, Assisi

Altri musicisti si ispirarono alla tematica delle stagioni: nel 1661 Lully aveva composto il balletto "Le stagioni", e sotto lo stesso titolo Haydn scrisse un oratorio, Ciaikovskij una serie di pezzi pianistici, Glazunov e Cage dei balletti, ma un'amante del tango come me non può certo non ricordare Astor Piazzolla (1921-1992) e le sue Quattro Stagioni Porteñe.

Composte tra il 1965 e il 1970 le "Cuatro Estaciones" rappresentano uno dei migliori esempi dell'incontro fra tango e tradizione musicale colta, operazione e mediazione artistica attraverso cui Piazzolla poteva affermare "Il mio tango incontra il presente". 
Come ricorda nell'articolo "Otto Stagioni" Mirko Schipilliti 

"Le Estaciones sono "porteñe" perché il tango delle origini è "porteño" ossia nato nel porto, quello di Buenos Aires, zona di scambi culturali, ambiente nativo da cui il tango si sviluppa come processo di intercultura per gli influssi internazionali che finisce per raccogliere: le danze ispaniche, sudamericane e africane; il bandòneon di origine tedesca; il melodismo acceso che trova nelle generazioni dei grandi autori di tango argentino - Fiorentino, Firpo, Fresedo, De Caro, D'Arienzo, Pugliese, D'Agostino, Piazzolla - precise ascendenze italiane, ai confini con la canzone napoletana. Il riferimento stesso alla frequentata tematica delle stagioni è esso stesso operazione di interscambio, traducendo nel titolo un pretesto artistico per affrontare colori, ritmi e strutture rappresentanti un saggio completo ed esauriente dello stile di uno degli autori più inclassificabili del Novecento."

Vi propongo l'ascolto del significativo "Invierno Porteño", brano tratto appunto dalle "Cuatro Estaciones Porteñas", nella versione di Gidon Kremer che contiene, in conclusione, elementi  dell'Estate di Vivaldi.






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