venerdì 10 aprile 2015

Il vino perfetto......matematico?

Come sappiamo le origini del vino e della matematica sono antichissime e parrebbero andare quasi di pari passo!
Talmente tanto antiche da affondare nella leggenda. 
Alcune di esse fanno risalire l'origine della vite sino ad Adamo ed Eva, affermando che il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse la succulenta uva e non l'anonima mela. 
Altre raccontano di Noè che, avendo inventato il vino, pensò bene di salvare la vite dal diluvio universale riservandole un posto sicuro nella sua Arca.
Altrettanto si può dire della matematica, nata con l’umanità, per risolvere interrogativi e problemi legati alla necessità di ordinare oggetti e memorizzare quantità. 
Alcune civiltà primitive conoscevano soltanto la distinzione fra uno, due e molti; altre giunsero a riconoscere i numeri come concetti astratti e a introdurre dei simboli per identificarli.



"Bacco" di Caravaggio (1571-1610) - Galleria degli Uffizi

Venendo a tempi più recenti, si hanno testimonianze che la vite, come la matematica, sia originaria dell'India, e che da qui, nel terzo millennio a.C., si siano diffuse prima in Asia e in seguito nel bacino del Mediterraneo.
Alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono già vari tipi di vino. Nell'antico Egitto, la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore (delle DOC ante litteram!) e qualcuna conteneva del vino invecchiato da parecchi anni. 
Dall'Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dioniso il Dio della convivialità (Bacco per i Romani).
E tra il 2000 e il 1000 a.C. in Egitto, Mesopotamia, India e Cina venivano utilizzate le quattro operazioni e si sapeva calcolare l’area di quasi tutte le figure piane: i problemi geometrici e aritmetici affrontati erano di ordine pratico, legati alle necessità della vita quotidiana.
L’approccio empirico della matematica egiziana e babilonese, fondato su osservazioni ripetute da cui venivano ricavate regole matematiche per scopi pratici, venne poi superato dai Greci, che sviluppano un approccio alla matematica basato sull’astrazione (si ricavano concetti generali traendoli dall’osservazione di fenomeni particolari) e sulla deduzione (da determinate premesse generali vengono ricavate conclusioni logicamente necessarie).





E mi direte "perché questa introduzione in parallelo tra viticoltura e matematica?"
Non proseguo qui ad analizzare la storia dell'origine del Vino e quella della Matematica ma ho solo voluto, in questo modo, legarmi alla recente viticoltura che sembrerebbe ormai destinata sempre più a servirsi della Matematica (o più specificatamente della Ricerca Operativa) per ottimizzare la produzione del vino e far rendere al meglio tutta la catena di produzione vinicola.
Questa correlazione me l'ha involontariamente "suggerita" un amico (appassionato di vini e di enocultura), il tema della nutrizione legato all'imminente apertura di Expo 2015 a Milano e il tema di questo mese di aprile, dedicato ai "mestieri dei Matematici".

L'amico mi ha mandato un interessante articolo che testimonia come la ricerca e l'applicazione di algoritmi matematici sia fondamentale per ottimizzare questa produzione.
L'imminente EXPO 2015 mi ha ricordato l'apertura, all'interno del Padiglione Italia, del Padiglione del Vinosicuramente tra le eccellenze produttive italiane, nonché le recenti iscrizione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e della pratica agricola della vite ad alberello di Pantellerianella lista dei Patrimoni UNESCO.
Infine aprile è il mese della consapevolezza matematica che quest'anno è dedicato ai mestieri che si possono fare con la matematica e infatti il tema scelto da Mathematica Awareness Month 2015 ¹ "Math Drives Carriere", con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza della vastità delle carriere a disposizione di coloro che studiano le scienze matematiche. 

E' indubbio che le applicazioni della matematica e i "mestieri" che ne possano derivare siano molteplici, soprattutto in questa nostra realtà sempre più tecnologica in cui proprio la matematica crea legami forti tra le altre scienze e il mondo reale. 
Legami che implicano appunto competenze per la gestione, la promozione e lo sviluppo dell’innovazione scientifica e tecnologica.
Tra questi "mestieri" spicca quello di Analista e Progettista di software applicativi e di sistema che, in questo caso, riguarda un software di ottimizzazione di produzione legato alle coltivazioni vinicole.
E ottimizzare significa ottenere la migliore qualità possibile di vino dalla vigna e risparmiare sui costi di vendemmia, di conservazione e di distribuzione.
Per ottenere tutto questo sono nati software specifici tra cui, per esempio, l'australiano VINx2 o quello sviluppato da una società italo-tedesca ALGO-WINE, un software che, grazie appunto agli algoritmi di matematica, statistica ed econometria, permette di "anticipare la curva di maturazione delle uve e di individuare il momento ottimale per la vendemmia".




Immagine da Vinx2

Anche se amante del buon vino non mi ero mai preoccupata di considerare i problemi di gestione di quei viticoltori che, con passione e professionalità, curavano la loro produzione.
Ho scoperto così che spetta al viticoltore e/o all'enologo il compito di assaggiare l'uva giorno dopo giorno, sondarne la consistenza, il colore, lo spessore della buccia e il sapore, oltre a fare frequenti e costose analisi di laboratorio, per capire quando gli zuccheri e gli acidi raggiungono il loro punto di equilibrio, per poter procedere alla vendemmia. 
La Matematica viene in loro aiuto e, mediante complessi algoritmi che processano in pochi secondi migliaia di informazioni sui più diversi parametri tra cui, per esempio, la quantità di luce, il calore, l'altitudine, l'orientamento dei filari al sole, l'acqua e in funzione del tipo di vino da produrre, ha permesso di determinare il momento migliore per la vendemmia.
Questo software, Algo-Wine,  è stato sviluppato in oltre tre anni di ricerca e lavoro dal team di Ors Group in collaborazione con università italiane e americane tra cui la Cornell University, l'Università di Torino - Facoltà di Agraria, l'Istituto Enologico Umberto I di Alba, che alla passione ed esperienza di viticoltori, agronomi ed enologi affianca una gestione scientifica e "digitale" del processo di selezione delle uve, permettendo di ottenere importanti benefici (fino al 30% di risparmi) in fase di vendemmia.

Come dice il Dr. Pierluigi Riva, Chief Technology Officer di Ors Group e responsabile dello sviluppo del software: 

"Ogni azienda vitivinicola potrà disporre di aggiornate stime sullo stadio di maturazione di ogni tipologia di uva, in modo da vendemmiare ciascun filare al momento ottimale ed evitare così, per esempio, che eccessi di raccolto degradino la qualità del vino, oppure che il ritardo nella raccolta vada ad inficiare i parametri chimici necessari per mantenere struttura ed aromi. Ma fare stime corrette è molto complicato, anche perché i parametri variano sensibilmente ogni anno a seconda delle condizioni atmosferiche. La produzione di anno in anno può cambiare anche del 30% e le tempistiche per la vendemmia di 10-15 giorni."

L'applicazione risulterebbe quindi utile anche a supportare ogni fase di lavorazione dell'uva: dalla raccolta alla fermentazione, dalla gestione della cantina alla pressatura. Potrebbe permettere di organizzare con la massima efficienza e di eliminare ogni spreco legato alla gestione dei vigneti, alla lavorazione dell'uva e alla cantina, ottimizzando così l'esito qualitativo del vino.
Come diceva il Dr. Riva, potrebbe succedere, per esempio, di vendemmiare una quantità di grappoli eccessiva e, non avendo sufficiente spazio nelle vasche di decantazione, l'uva dovrebbe aspettare per entrare in lavorazione, con conseguente peggioramento, una volta staccata dalla pianta, della qualità di zuccheri e polifenoli.
E come diceva Goethe, “La vita è troppo breve per bere vini mediocri



Goethe in the Roman Campagna, Johann Heinrich Tischbein, 1787
Städel-Museum Frankfurt a.M.Masthead

Tornando al nostro "mestiere" è evidente che il presente, e certamente il futuro, richiede sempre più la figura di Analista e Progettista di software. 
Per progettare simili applicazioni, ovviamente non solo legate alla produzione del "nettare di Bacco", bisogna avere un bel bagaglio matematico soprattutto improntato alla Ricerca Operativa, alla conoscenza dei linguaggi di programmazione (C, C++, Java, Visual Basic, SQL, MatLab, HTML), a Matematica Finanziaria e Modellistica, Statistica, Analisi Matematica......insomma il mestiere di Analista e Progettista di software applicativi rappresenta un esempio di vero e quanto mai attuale e prezioso "mestiere matematico"!!!!!!

note
¹ I testi inglesi sono stati tradotti in italiano da Elena Toscano

mercoledì 8 aprile 2015

Tango strumentale o cantato?

Questo post nasce dall'esigenza di far chiarezza sulle due, chiamiamole, "scuole di pensiero" che soprattutto ultimamente si individuano nelle scelte musicali dei musicalizador di tango tradizionale che si balla in Milonga: musica solo strumentale o, sempre più "gettonata", cantata?
Troppo spesso ho avuto discussioni sull'opportunità o meno di inserire molti pezzi cantati. 
Sono infatti convinta che non tutti i cantati siano ballabili. 
I ballerini possono ballare su pezzi interpretati da cantanti che intonano tutte le note e giocano con il tempo musicale senza mai perturbare l’armonia, lasciando il brano perfettamente ballabile, ma non possono cimentarsi in tanghi in cui il cantante diventa assoluto protagonista.


Felix Picherna un protagonista fuori dal tempo, ma che del tempo ne ha fatto la sua peculiarità 
utilizzando ancora le vecchie cassette 
e allontanandosi da chiunque oggi si definisca Musicalizador delle Milonghe.

Nel tango ogni orchestra ha la sua propria musicalità, con infinite possibilità, e il cantante deve essere solo uno strumento in più.
Come ricorda José - El de la Quimera in questo articolo invece, dopo il '50 (come negli anni che precedono l'innovazione di D'Arienzo), il cantante diviene spesso la stella e quindi una voce che "recita" o "grida" il tango rendendolo inballabile.
Le difficoltà di interpretazione del tango sono molte e il cantato non ballabile, costituisce un'ulteriore difficoltà di percepire la musica e la ritmica e di riuscire a tradurre l'ascolto in movimento. 
Ascoltando un tango, mix di musica e "letras", certo si potrebbe interpretare le emozioni evocate dalla piccola storia che ci viene raccontata, e le parole dei tanghi sono spesso veri e propri poemi, ma quanti ballerini, non argentini, sono in grado di capire le parole? 
Certo poiché prima che con i piedi il tango si balla con il cuore, la comprensione dei testi dei tanghi sicuramente sarebbe utilissima per veicolare emozioni e aiutare la formazione del giusto "sentimento" col quale ballare. Infatti la possibilità di comprendere il significato dei testi aumenta in modo impressionante la capacità di interpretare un tango cantato, ossia di ballarlo in modo più aderente alla musica.
Ed è anche quello che purtroppo percepiscono molte donne che magari, oltre ad avere un grande senso ritmico, comprendono anche il testo e sentono forti emozioni, rendendosi conto al contempo di essere impotenti nell'esprimersi, percependo quindi una forte sensazione di non essere in sintonia col proprio partner. 
E' indubbio che la maggiore profondità che ti dona l'ascolto esige anche una maggiore comprensione e intesa all'interno della coppia che raramente è raggiungibile.
Sempre più spesso mi accorgo come già solo l'ascolto e l'interpretazione musicale siano molto lontani dalle performances dei ballerini e credo che aggiungere l'ulteriore difficoltà di seguire anche un cantato poco ballabile sia pretendere troppo, soprattutto da ballerini non certo professionisti o così culturalmente preparati da saper cogliere le altre sfumature che si aggiungono con la voce. 
Cerchiamo di stare con "i piedi per terra" e di non pretendere che neofiti tangueri appassionati, ma dilettanti, debbano cimentarsi in pezzi che risultano molto meno ballabili.
Il cantante si, ma non per tutte le tande, vals e milonghe comprese come spesso purtroppo accade, e che sia solo uno strumento in più e non un protagonista che "grida" il tango rendendolo inballabile!
Il tango allora diventa da ascolto e sicuramente un bell'ascolto, ma non un bel ballo!

Mi viene in mente un aneddoto raccontato da un maestro di tango, Alfredo Granato, su Placido Domingo quando, dopo una bella recita di Tosca al teatro Colon di Buenos Aires, forse per scherzo, un produttore gli propose di incidere una serie di tanghi, dopo aver saputo che il tenore segretamente ne coltivava alcuni. 
"Sono pronto, incidiamo subito!"
Pensarono che fosse uno scherzo, erano le tre di notte! Ma svegliarono i tecnici e si recarono in sala di registrazione.
Il CD non ebbe un grande successo fra i porteños, ma è rimasta molto suggestiva l'idea che del tango diede Placido: "Un'opera è un dramma che dura tre ore.....un tango è un dramma che dura tre minuti"


Placido Domingo in un'interpretazione superba di "Vida mia".....
ma da ascoltare!!!!!!!!!

Ho avuto la fortuna di fare i primi passi nel tango, con i brani del grande Felix Picherna, il più popolare musicalizador argentino in Italia, il maestro di tutti, l’enciclopedia vivente del tango. 
Ricordo con nostalgia le sue "cassette" con le quali, durante la Milonga, sapeva sempre sorprendere con tanghi inattesi, con un perfetto equilibrio di brani strumentali e cantati, ma sempre brani in cui il cantante, pur bravo e di alto livello, era davvero solo un ulteriore strumento musicale da poter seguire nel ballo.
Lui che nella sua lunga carriera ha incontrato i più grandi interpreti del tango come Miguel Calò, Roberto Firpo, Francisco Canaro, Julio Decaro, Anibal Troilo, Carlos Di Sarli, Tita Merello, Juan Carlos Copes, Maria Nieves......, non ha mai ecceduto in brani cantati e di difficile interpretazione.
Voglio qui ricordarlo con un video, diretto da J.L. Giadima, "Esta es mi vida", nella speranza di poterne ancora ascoltare le deliziose "compilations" magari proprio a Buenos Aires, dove è tornato e nelle Milonghe che lo hanno acclamato, dal Salon Pavadita, al Club Almagro, alla Confiteria Ideal, Saavedra, Pinocho o Sunderland.....



Felix Picherna "Esta es mi vida"

E infine, ma non per ultimo, non dimentichiamoci delle parole del grande innovatore del Tango (quest'anno si compiono 80 anni da quell'innovazione 1935-2015) Juan D'Arienzo.
Controverso infatti fu il suo rapporto con i cantanti, responsabili, a suo dire di tanta parte della decadenza del tango. 

Secondo me la maggior colpa per il declino del tango è da attribuire ai cantanti. C’è stato un momento in cui l’orchestra di tango non era altro che un mero pretesto per l’esibizionismo del cantante. I musicisti, incluso il direttore, non erano altro che gli accompagnatori di una cosa simile ad una star popolare. Per me questo non deve accadere. Il tango è anche musica, come già detto. Vorrei aggiungere che è essenzialmente musica. Di conseguenza l’orchestra, che questa musica la suona, non può essere relegata a fare solo da contorno alle luci della ribalta del cantante. Al contrario la musica è per le orchestre e non per i cantanti. La voce non è, non dovrebbe essere altro che uno strumento aggiunto dell’orchestra. Sacrificare tutto alla gloria del cantante, alla star, è un errore. Io ho reagito all’errore che ha causato la crisi del tango ed ho messo l’orchestra in primo piane ed il cantante al suo posto. Inoltre, ho usato come soccorso al tango la sua forza maschile, che era stata persa nel susseguirsi degli eventi. In questo modo nelle mie interpretazioni ho marcato il ritmo, il nervo, la forza e il carattere che si distinguono nel mondo della musica e che erano stati abbandonati per i motivi di cui sopra. Fortunatamente, questa crisi è stata temporanea, ed oggi il tango ha ripreso quota, il nostro tango, con la vitalità dei tempi migliori. Il mio orgoglio maggiore è di aver contribuito al rinascimento della nostra musica popolare.

Quindi non dimentichiamo mai queste parole del grande Juan D'Arienzo: 
"Il tango è anche musica. Vorrei aggiungere che è essenzialmente musica"
E soprattutto i "novelli" musicalizadores non cerchino originalità a tutti i costi con improbabili brani cantati assolutamente non ballabili e purtroppo, per la maggioranza dei ballerini, assolutamente non traducibili, senza dimenticare che le tandas devono sempre essere determinate dall’atmosfera della milonga e dal livello e tipologia dei ballerini in pista. 

Concludo con una dimostrazione di quanto grande sia il potere della musica, con questa stupenda interpretazione di "Vida Mia", mix di tango e jazz nato dall'incontro di due grandissimi, Osvaldo Fresedo e Dizzy Gillespie. 
Buon ascolto e.....buon ballo!!!!!



1956 - Night Club Rendez Vous Porteño - Buenos Aires.
Encuentro de dos Grandes: Osvaldo Fresedo y Dizzy Gillespie