sabato 7 giugno 2014

Matematica........ma quale?

Non possiamo certo negare l'evidente declino in Italia della scuola, della professione di docente in generale e di docente di matematica in particolare.
Quello che certamente è più complicato da analizzare è il motivo di questo decadimento tutto italiano, perché le cause sono molteplici e variegate.
Secondo Alessandro D'Avenia, come scrive in un articolo "Insegnanti questa scuola non è un'anagrafe" del Corriere della Sera del 25 maggio scorso, principalmente la colpa sarebbe proprio della classe docente, degli in-segnanti che si dimostrano in-docenti o addirittura in-decenti.
Sostiene infatti che "La scuola si liberi degli in-decenti; aiuti gli in-docenti a (ri)diventare se stessi; punti sui docenti, che ne sono le mura di carne e sangue: ce n’è almeno uno nella nostra vita e gli dovremmo, se non il doppio dello stipendio, almeno un grazie"


Bassorilievo in gesso - Antonio Canova 1795 - Insegnare agli ignoranti

"Se non il doppio dello stipendio"....e proprio qui sta il punto! 
Aldilà delle capacità comunicative e professionali (sicuramente basilari per un efficace insegnamento) rimane il fatto che la figura dell'insegnante è ben lontana dall'emblematica e ormai radicata formula magica «denaro = potere = immagine», che riassume l'odierno prestigio sociale. Proprio i ragazzi sono i primi a considerare i prof come degli alieni, degli individui estranei al mondo e alla realtà, ma soprattutto degli "sfigati" che la stessa letteratura e filmografia ha contribuito a caratterizzare. L’immagine della scuola italiana ne esce infatti come un carrozzone folcloristico in cui gli insegnanti sottopagati si barcamenano come possono, tra il menefreghismo e l’incomprensione, ma ben lontani dal rappresentare coloro che hanno il compito importantissimo di formare i cittadini del futuro.
Gli insegnanti sono diventati, oggettivamente, i nuovi poveri della società, sempre più marginali e con pochissime prospettive di poter rivendicare un ruolo importante nella società italiana e soprattutto con uno stipendio adeguato alle competenze e all'impegno.
Oltre a questo appiattimento retributivo e all'assenza di incentivi, ci troviamo  quindi anche di fronte ad una più generale crisi di identità, di stima sociale e di autorevolezza.
Fatte queste premesse vorrei però qui soffermarmi su una specifica categoria di docenti, i prof di matematica.

Ma chi può insegnare la matematica a scuola?

Negli istituti superiori (licei o istituti professionali) credo possa insegnare Matematica chi abbia conseguito non solo una Laurea Magistrale in Matematica, Fisica, e Ingegneria ma anche in Economia e Commercio, Economia Aziendale e simili. 
Nella Scuola Media la specificità decade ulteriormente e credo possano insegnare (le accorpate Matematica e Scienze) anche laureati in Biologia, Scienze Chimiche, Scienze dell'Universo, Scienze della Natura, Scienze Agrarie, Scienze Agrozootecniche, Scienze dei Sistemi di Comunicazione, Scienze della Chimica Industriale, Scienze per l'Ambiente e il Territorio, Scienze Geologiche.......Senza voler togliere nulla alle competenze relative alle Scienze Naturali quali mai potranno essere le competenze matematiche?



Ed è proprio alle "medie" che si dovrebbero acquisire le basi non solo per apprendere, ma soprattutto per capire e amare la matematica, ma soprattutto per non "averne paura". Quindi proprio alle "medie" dovrebbero insegnare la matematica docenti non solo con laurea in discipline matematiche, ma soprattutto con indirizzo storico/didattico.
Beh ai miei tempi, nella Laurea quadriennale in Matematica, gli indirizzi erano tre - Generale,  Applicativo, Didattico - e sono stati proprio gli insegnamenti relativi all'indirizzo Didattico (Matematiche Elementari, Matematiche Complementari, Logica, Storia delle Matematiche......) a darmi le prime basi per l'insegnamento e a farmi scoprire la vastità delle connessioni con altre discipline.
Fermo restando che la formazione iniziale è solo la premessa per “essere” insegnanti, sicuramente rappresenta una efficace base di partenza.
A questa formazione ovviamente bisogna aggiungere altre caratteristiche e impegni soggettivi che concorrono a fare di un insegnante un vero "educatore" ( "educare" dal latino "e-ducere" che significa letteralmente “condurre fuori”, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto, far emergere la conoscenza che è già in noi), a cui non è affidato quindi solo il compito di contenere i ragazzi e di fare passare loro il tempo della crescita, ma di stimolare giorno per giorno la loro curiosità e creatività.

Ma come stimolare i ragazzi a scuola con la matematica?

In quest'era di cambiamenti repentini della società, dove i nuovi “barbari” della comunicazione globale (sms, i’pod, internet, video, ecc.) condizionano i comportamenti soprattutto dei giovani, gli insegnanti di matematica per primi non devono insistere su una funzione di conservazione o ingaggiare una lotta (sicuramente perdente) tra cultura alfabetica, lineare, cartesiana e queste nuove forme del sapere reticolari, visive, simultanee, ma bensì sfruttare queste meravigliose potenzialità. 

La maggior parte degli studenti trascorrono anni ad apprendere metodi matematici, se non solo formule, più che stimolanti concetti. Metodi di calcolo matematico che sicuramente un computer farà sempre di gran lunga meglio di un essere umano e che distolgono lo studente dai veri stimoli creativi che la matematica potrebbe suscitare.
Io vorrei che si ripensasse l'insegnamento della matematica, e l'istruzione in generale, adattandola al mondo ormai guidato dalla tecnologia. Sfruttare queste potenzialità significa insegnare, già ai bambini, la matematica reale con l'uso del computer.
Piuttosto che dover affrontare argomenti come risolvere equazioni di secondo grado o fattorizzare polinomi sarebbe meglio poter stimolare gli studenti sull'uso e sul potere della matematica per risolvere i problemi del mondo reale, lasciando così anche più tempo per far loro scoprire la stretta connessione con altre discipline, come l'architettura, la musica ecc.....e senza che l'uso di un software sia sinonimo di "imbroglio" durante un compito in classe.




Un esempio interessante, anche se forse non condivisibile completamente, di questo tipo di insegnamento lo offre il metodo del matematico statunitense Conrad Wolfram che descrive programmi di studio che permettono agli insegnanti di concentrarsi sui problemi di matematica del mondo reale, così che gli studenti abbiano la possibilità di interessarsi più ai concetti piuttosto che alle formule.
Ed ecco, sintetizzati nella home page del sito, i punti chiave del sistema didattico di Conrad Wolfram che il matematico espone con chiarezza anche nel video:

"Uses math in infinite ways to improve life"
Utilizza la matematica per migliorare la vita in infiniti modi
"Reaches way beyond traditional limitations to complex real-world solutions" 
Raggiunge soluzioni reali complesse ben oltre i limiti tradizionali 
"Radiates confidence at applying math everywhere"
Irradia la fiducia ad applicare la matematica ovunque
"Achieves so much more by standing on the power of automation"
Ottiene il meglio dalla possibilità di automazione
"Experienced at following the right path to a solution"
Sperimenta in seguito la strada giusta per una soluzione
"First-rate problem solver, not a third-rate computer"
Risolve ottimamente il problema, non come un computer di terz'ordine 
"Understands the heart of math concepts, not just calculation processes"
Va al nocciolo dei concetti matematici, non solo dei processi di calcolo



Video del sistema didattico di Conrad Wolfram

In "metadidattica" il video di Conrad Wolfram con traduzione in italiano

In conclusione la Matematica che vorrei - tema proposto anche al prossimo 74° "Carnevale della Matematica" che uscirà il 14 giugno sul Il Post - è una matematica in cui il "far di conto" venga finalmente considerato solo uno strumento per "far di matematica".
Vale a dire che l'insegnamento tradizionale, che comporta fatiche inutili di "calcolo", dovrebbe essere sostituito da un metodo che, attraverso un uso appropriato del computer, lasciasse maggior spazio per risolvere "problemi reali" e per capire e approfondire "concetti matematici".


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