venerdì 2 dicembre 2016

Libertà di stampa, data jurnalism e metodo scientifico

Bufale, disinformazione, pressapochismo sono spesso i connotati di articoli o post che si leggono e condividono in internet.
D'altra parte la libertà di stampa è nata in Svezia il 2 dicembre 1766 e compie 250 anni! Infatti proprio a Stoccolma venne adottata la prima legge per la tutela della libertà di stampa.
Per inciso va ricordato che nello stesso anno, in Italia, la Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione inseriva il libro "Dei delitti e delle pene" dell’illuminista Cesare Beccaria nell’indice dei libri proibiti.





La prima legge sulla libertà di stampa promulgata dalla Svezia il 2 dicembre 1766

Spesso, proprio in contrapposizione al pressapochismo, si parla del metodo di informazione giornalistica detto "data jurnalism", ovvero la trasformazione dei grandi numeri in racconto, per rendere più facile la comprensione e l’impatto.
Metodo che deve dir grazie proprio a quella legge che ha poi permesso anche una libera consultazioni dei dati.
Ma cosa si intende per data jurnalism?
In internet troviamo questa definizione:
"Per data journalism o giornalismo di precisione (in inglese: computer-assisted reporting, data driven journalism o database journalism, abbreviato in data journalism) s'intendono quelle inchieste o quei lavori di approfondimento realizzati con gli strumenti della matematica, della statistica e delle scienze sociali e comportamentali, che sono applicate alla pratica del giornalismo.
Inoltre si attribuisce il termine "data journalism" sia ai tipi di inchieste giornalistiche che sono portate avanti con il rigore del metodo scientifico, sia a quelle che semplicemente richiedono un computer per accedere a grandi quantità di dati e il suo potere di calcolo per confrontare quelli d'interesse."
Il "data jurnalism", il giornalismo di precisione, è quindi un metodo che più si avvicina a una vera ricerca scientifica. 

Il giornalista, il cronista o lo scrittore applicano il massimo rigore scientifico nello scrivere un articolo per descrivere un fatto. Un metodo di analisi rigorosa dei dati che dovrebbe conferire quindi più precisione e obiettività alla notizia.
Tra gli strumenti del giornalismo di precisione c'è l'uso dei fogli di calcolo per analizzare le informazioni, la ricostruzione di un fatto attraverso i documenti, la realizzazione dei sondaggi e anche la costruzione di mappe per mostrare risultati ottenuti. 
Questo tipo di giornalismo beneficia soprattutto di Internet, da un lato per potenziare l’interattività con il lettore grazie agli strumenti multimediali, e dall'altro per attingere alle banche dati, grazie al fenomeno dell'"open data".
L'open data è infatti una fonte molto importante perché permette di reperire dati liberamente accessibili a tutti, fermo restando se mai l'obbligo di citarne la fonte.

E vediamo cosa s'intende per open data! 
L'open data si richiama alla più ampia disciplina dell'open government, cioè della dottrina in base alla quale la Pubblica Amministrazione (PA) dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, grazie proprio alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
L'open data, avendo alla base un'etica simile ad altri organi e comunità di sviluppo "open", come l'open source, l'open access e l'open content, risulta quindi una fondamentale risorsa per il data jurnalism.  
Il data jurnalism fa quindi di frequente riferimento a informazioni rappresentate in forma di database e riferite alla tematiche più disparate, ad esempio: cartografia, genetica, composti chimici, formule matematiche e scientifiche, dati medici e delle bioscienze, dati anagrafici, dati governativi, ecc. 
Certo si possono incontrare alcune difficoltà oggettive che impediscono una larga diffusione di questi dati, quali restrizioni dovute alla privacy, al segreto statistico, a dati protetti o segreti aziendali.

Secondo i sostenitori del movimento open data, i dati andrebbero trattati come beni comuni e a sostegno di questa tesi ecco di seguito alcune argomentazioni:

- I dati appartengono al genere umano. Esempi tipici sono i genomi, i dati sugli organismi per la scienza medica, dati ambientali e meteorologici, ecc.
- I dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione, in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili
- Restrizioni sui dati e sul loro riutilizzo limitano lo sviluppo della comunità
- I dati sono necessari per agevolare l'esecuzione di comuni attività umane (ad esempio i dati cartografici, le istituzioni pubbliche, ecc.)
- In campo scientifico il tasso di scoperta è accelerato da un migliore accesso ai dati.
- È essenziale che i dati scientifici siano resi aperti per fare in modo che la scienza sia più efficace e la società ottenga il massimo beneficio dalle ricerche scientifiche.

E a proposito di ostacoli all'apertura dei dati si ricorda un'emblematica dichiarazione di John Wilbanks, direttore esecutivo dello Science Commons:

"Numerosi scienziati hanno sottolineato con ironia che proprio nel momento storico in cui disponiamo delle tecnologie per consentire la disponibilità dei dati scientifici a livello globale e dei sistemi di distribuzione che ci consentirebbero di ampliare la collaborazione e accelerare il ritmo e la profondità della scoperte... siamo occupati a bloccare i dati e a prevenire l'uso di tecnologie avanzate che avrebbero un forte impatto sulla diffusione della conoscenza."

Il progetto Open Definition di Open Knowledge Foundation utilizza la seguente frase per definire gli open data (dati e contenuti aperti):

"Un contenuto o un dato si definisce aperto se chiunque è in grado di utilizzarlo, ri-utilizzarlo e ridistribuirlo, soggetto, al massimo, alla richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo"

E' questa una definizione molto sintetica che viene meglio spiegata attraverso il documento, "Conoscenza Aperta", in 11 punti che mette chiarezza sulle modalità di distribuzione e di accesso a tali informazioni i cui contenuti sono molto simili a quelli della OSI definition (Open Source Initiative).

Negli Stati Uniti una grossa spinta all'affermarsi del movimento open data in ambito governativo è stata data dall'uscente Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama con la promulgazione della Direttiva sull'open government nel dicembre 2009, nella quale si legge testualmente:

"Fin dove possibile e sottostando alle sole restrizioni valide, le agenzie devono pubblicare le informazioni on line utilizzando un formato aperto (open) che possa cioè essere recuperato, soggetto ad azioni di download, indicizzato e ricercato attraverso le applicazioni di ricerca web più comunemente utilizzate. Per formato open si intende un formato indipendente rispetto alla piattaforma, leggibile dall'elaboratore e reso disponibile al pubblico senza che sia impedito il riuso dell'informazione veicolata"

Alla direttiva sopra citata è stato dato un seguito "tangibile" attraverso il sito pubblico Data.gov , lanciato nel maggio 2009 dal "Chief Information Officer" (CIOdell'amministrazione pubblica statunitense Vivek Kundra. 
Il sito è stato creato con l'obiettivo principale di raccogliere in un unico portale tutte le informazioni rese disponibili dagli enti statunitensi in formato aperto.


Libertà di stampa nel mondo

E la situazione in Italia qual'è?
La Legge n. 221, del 17 dicembre 2012, ha formalizzato una definizione di open data (formalmente "dati di tipo aperto") inserendola all'interno dell'art. 68 del Codice dell'Amministrazione Digitale.
Secondo tale definizione, sono dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti tre caratteristiche:
- sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali, in formato disaggregato
- sono accessibili attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti, sono adatti all'utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati
- sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione.

Tale definizione, in coordinamento con quanto disposto dall'articolo 52 dello stesso codice, rappresenta la base per il cosiddetto principio open by default ora presente nell'ordinamento italiano.
La realizzazione di un portale italiano dell'Open data sul modello dei datagov anglosassoni, il portale dati.gov.it, è stato messo on line il 18 ottobre 2011.
Open Knowledge Foundation Italia e il Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino hanno offerto il repository it.ckan.net dove chiunque poteva segnalare i dataset italiani disponibili online, assorbito da unico portale internazionale datahub.io/ 
Un servizio analogo era gestito dalla comunità del sito Spaghetti Open Data , ma il servizio è stato sostituito dal sito nazionale dati.gov.it , nel quale sono confluiti i dataset presenti. 
Da settembre 2012 è disponibile anche datiopen.it, e altre iniziativa indipendenti che offono a tutti servizi gratuiti di segnalazione, caricamento e visualizzazione come opendatahub.it , opengeodata.it .......
Inoltre molto importante è stata l'approvazione nel maggio di quest'anno (2016) della legge Foia, Freedom of information act, che dà la possibilità a qualunque cittadino, giornalisti inclusi, di richiedere e ottenere dalla pubblica amministrazione dati, informazioni e documenti.

Un approccio scientifico quindi decisamente interessante che però può avere anche un risvolto negativo.
Non va dimenticato infatti che più dati informativi non portano necessariamente e sempre a un'informazione completamente obbiettiva, anche perché i dati possono essere saggiamente manipolati o adattati alle ipotesi di partenza o alle tesi che si vogliono sostenere.
Lawrence Lessig in "Cultura libera - Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale" (Free Culture: How Big Media Uses Technology 
and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity) chiamava in causa la "trasparenza patologica della tecnologia".
Lawrence Lessig è un giurista statunitense. Direttore della Edmond J. Safra Foundation Center for Ethics dell'Università di Harvard, dove insegna anche diritto, fondatore dello Stanford Center for Internet and Society (Centro per Internet e la società), fondatore e amministratore delegato di Creative Commons, nonché membro del consiglio direttivo della Electronic Frontier Foundation e di quello del Software Freedom Law Center, costituito nel febbraio 2005, accanito sostenitore della libera consultazione dei dati ha anche però ammonito sulla possibile manipolazione degli stessi forse ricordando un vecchio detto in voga tra gli statistici: "tortura i dati abbastanza a lungo e ti diranno quello che vuoi".


Fonti
Tra le fonti alcuni articoli e le informazioni di Wikipedia

lunedì 28 novembre 2016

Intervista impossibile a Babbo Natale!

Mancano pochi giorni a Natale, e ogni anno immancabilmente mi ritorna alla mente una grande delusione. Quella che provai, ancora piccola 5 o 6 anni, quando scoprii che non era Babbo Natale a portarmi i regali, ma i miei genitori!
Sono stata sempre molto curiosa e indisciplinata, refrattaria ai divieti, quindi visto che mi era stato vietato di aprire un armadio, ovviamente non ubbidii e fu così che mi caddero in testa pacchetti e pacchettini, insomma i regali scrupolosamente nascosti dai miei genitori e pronti per essere messi sotto l'albero la mattina del 25!


Babbo Natale - Miracolo nella 34a strada (1994) -  Richard Attenborough
il film qui

Fu allora che mio papà mi raccontò una bella storia per spiegarmi che non era tanto l'esistenza o meno di Babbo Natale ad essere importante ma il poter fare “come se” esistesse, continuando a scambiarsi i doni come prima.
Mi fece anche capire che la figura di Babbo Natale era importante per comprendere l'importanza della generosità (portare i regali a tutti i bambini del mondo), della condivisione (preparare anche qualcosa per lui e le sue renne), della proporzione (non poter portare regali voluminosi, deve fare il giro del mondo), dell'impegno, del merito e dello sforzo (essere bravi, altrimenti niente doni ma carbone) ma anche e soprattutto della pazienza nell'attendere una data e condividerla con gli altri. 
Eravamo negli anni '50/60 e le conoscenze fisico/quantistiche non erano ancora di facile divulgazione quindi il mio papà non potè spiegarmi, oltre ai validi risvolti pedagogici, anche la possibilità che, a parte i giocattoli cadutimi in testa, in effetti Babbo Natale avrebbe potuto portarmene altri, e la delusione fu quindi tanta. 

Quello che infatti sto per raccontare è la risposta fisico/matematica², suggeritami dallo stesso Babbo Natale, che potrei dare ora a un mio nipotino per non fargli provare quella grande delusione o meglio per fargliela diluire nel tempo e magari stimolarlo allo studio della matematica e della fisica!
Come è noto i bambini sono molto più curiosi degli adulti e si chiedono sempre la causa e l’effetto di ogni cosa. 
Per cui non basta dare loro spiegazioni immaginifiche, che sarebbero ormai in grado di contestare con risposte logiche ed adeguate, ma dobbiamo far ricorso alla vera "scienza" per non farci sopraffare dalle loro controrisposte.
I bambini vivono ormai immersi nella tecnologia e riescono a riflettere su cosa sia vero, cosa sia falso e cosa sia verosimile.

Quindi, ricordando le interviste impossibili di Odifreddi (lui ne ha fatte a Galilei, Gesù, Hitler...), ho deciso di fare un'intervista impossibile a Babbo Natale.
Partendo dal presupposto che le domande che nascerebbero spontanee potrebbero essere legate al fatto che Babbo Natale dovrebbe:
1) visitare un numero enorme di famiglie (numero più numero meno, circa 132 milioni di case, se ci limitiamo agli abitanti di fede cattolica), 
2) percorrere milioni di chilometri per raggiungerle (quantificati in circa 282 milioni), 
3) il tutto nelle 31 ore di buio che incontrerebbe nel viaggio da est a ovest, 
4) visitare (con un facile calcolo) circa 1.200 case al secondo. 
5) portare tantissimi regali e le renne (ammesso anche che fossero in grado di volare) dovrebbero trascinare, numero più numero meno, circa 3 milioni di tonnellate di regali, 
cosa mi risponderà mai allora Babbo Natale per dimostrare la sua esistenza e soprattutto l'effettiva possibilità di fare contenti milioni di bambini buoni?

Andiamo a incominciare (AL sta per Annalisa e BN per Babbo Natale)

AL - Mi dica mi dica, caro Babbo Natale, come può soddisfare tutti quei bambini date le premesse di cui sopra?

BN - La risposta è molto semplice, cara la mia intervistatrice, posso visitare in una notte tutte le case del mondo grazie al "multiverso" e non ho nemmeno bisogno di portare niente in giro per il pianeta.

AL - (Rimango basita e richiedo) Potrebbe chiarirmi il concetto in modo che possa riferirlo poi ai miei nipotini?

BN - Certo cara Signora, cercherò di essere più chiaro.
Come lei saprà il fisico americano Hugh Everett, nel 1957 aveva teorizzato l’esistenza del “multiverso”, un’ipotesi scientifica che postula l’esistenza di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo.
Secondo tale teoria viviamo in un "multiverso" di universi infiniti, ognuno duplicato di un altro e a seconda delle nostre scelte si crea un "multiverso" sempre diverso in base al principio delle “sliding doors” ("porte scorrevoli"), ovvero si crea una realtà alternativa ogni volta che facciamo una scelta.

AL - Mi ha incuriosito, caro Babbo Natale, e prima di chiarirmi la connessione tra il "multiverso" e la possibilità di soddisfare tanti bimbi mi potrebbe dire qualcosa di più su questa teoria?

BN - Come dicevo, in fisica moderna, il "multiverso" è un'ipotesi che postula l'esistenza di universi coesistenti fuori dello spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele ed è una possibile conseguenza di alcune teorie scientifiche, specialmente la teoria delle stringhe e quella delle bolle ("inflazione caotica").
Anche se il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James, il concetto di universi paralleli influenzò dapprima gli scrittori di fantascienza tra cui lo statunitense Murray Leinster  (Sidewise in Time del 1934), e in seguito molti altri, come Jorge Luis Borges, divenendo un classico della fantascienza.
D'altra parte, dal punto di vista filosofico, l'ipotesi è ancor più antica e posta, seppur come pluralità di mondi simili alla Terra, già dagli atomisti greci, trovando quindi sempre più vigore nella scoperta della grandezza effettiva dell'universo, contenente miliardi di galassie, a partire dalla rivoluzione copernicana in poi. 
Tant'è vero che un precursore dell'idea moderna di "multiverso" fu il filosofo rinascimentale Giordano Bruno che forse anche per questo fu messo al rogo.
Come ricordavo poc'anzi, dal punto di vista scientifico, il concetto di "multiverso" fu proposto in modo rigoroso per la prima volta da Hugh Everett III nel 1957.   
Il titolo originario della sua teoria fu "Relative State" formulation of quantum mechanics" e benché fosse stato molto osteggiato dai fisici di allora che sostenevano che la teoria non fosse né falsificabile né verificabile, e quindi più adatta a rientrare nell'ambito della speculazione metafisica ed epistemologica che della fisica, oggi almeno uno dei modelli del "multiverso" viene sostenuto da celebri fisici e astrofisici tra cui Stephen Hawking, il famoso scienziato della TOE (acronimo dell'inglese theory of everything) o "teoria del tutto".

AL - E' paradossalmente quindi proprio la fisica, che sembrerebbe invece porre dei limiti concreti alla possibilità di raggiungere tutti, a dimostrare questa possibilità attraverso la meccanica quantistica?

BN - Direi proprio di si e come vede è assolutamente accettabile e rigorosamente e logicamente dimostrabile!
Soprattutto lo sarà, cara Signora Annalisa, quando una quasi sua omonima, il satellite LISA entrerà in funzione, se tutto andrà come previsto, tra 18 anni. 
LISA è stato lanciato infatti per ascoltare le “vibrazioni” dell’universo, dalla base spaziale europea di Kourou, in Guyana Francese, a bordo di un razzo Vega nel dicembre dello scorso anno (3 dicembre 2015).
Saranno infatti le grandi dimensioni di eLISA¹, 5 milioni di chilometri che separeranno, lungo i lati di un triangolo equilatero, i tre satelliti, non solo a captare le onde gravitazionali, previste dalla teoria generale della relatività, formulata da Einstein giusto un secolo fa, ma anche a convalidare la teoria del "multiverso".
Questi dati forniranno indizi unici sulla formazione delle grandi strutture cosmiche e soprattutto sull’evoluzione dell’Universo primordiale, quando si generarono le prime stelle e galassie, il Big Bang!

AL - Molto interessante, ma come collegare la teoria del "multiverso" alla distribuzione dei giocattoli?

BN - Beh posso in questo modo scegliere una casa e i giocattoli adatti ed istantaneamente essere lì a darli a loro, con quella casa e quei regali fissati nel tempo.
Posso poi semplicemente passare alla "multiversa" casa successiva con il mio mix di opzioni di giocattoli e non ho quindi nemmeno bisogno di portare tutti i giocattoli in una volta, perché esisteranno come opzioni nel mio "multiverso" diventando reali quando farò la mia scelta.


 Gift Momentum Equation

Gift Probability Equation

L'intervista e le spiegazioni "quantistiche" finiscono qui e Babbo Natale mi ha lasciato anche due equazioni da far vedere ai miei nipotini.
Una rappresenta l'equazione del momento del regalo di Babbo Natale e l'altra la probabilità che il regalo arrivi, con l'esortazione a invogliare i miei nipotini a studiare bene sia la matematica che la fisica per poter un giorno capirle bene!



Note

¹le stesse masse di oro e platino che ora sono distanti meno di un metro nel compatto involucro - 2,7 metri di altezza per 2,1 di diametro – di LISA Pathfinder.
² L'idea non è solo mia e anzi ho tratto spunto leggendo un simpatico articolo da Irish Times .

venerdì 18 novembre 2016

Referendum, sii realista, vota l'impossibile!

In molti dibattiti televisivi il tema del referendum costituzionale, dell'Italicum, del sistema elettorale proporzionale o maggioritario, fanno da protagonisti e spesso viene messa in discussione addirittura la tenuta del sistema democratico.
Si sentono e si leggono posizioni davvero insostenibili o assurde sia da parte di commentatori poco esperti ed improvvisati che esternano improbabili argomentazioni sia anche da parte di "costituzionalisti" esperti e di provata competenza. 


Copertina del libro di Jason Brennan che mette in discussione la Democrazia.
Il giovane filosofo della Georgetown University, ha pubblicato un saggio contro la democrazia
 "Against Democracy" (Princeton University Press)

Ma siamo sicuri di parlare veramente nel merito della questione?
Io mi chiedo solo se c'è almeno un fondamento teorico nella matematica, nell'economia, nelle scienze sociali a sostegno delle certezze espresse nella contrapposizione  tra i fedeli alla Costituzione del 1948 e i fans della riforma Boschi-Renzi, o tra i denigratori o i sostenitori  dell'Italicum, nonché tra il sistema elettorale proporzionale o maggioritario e tra tutte le questioni messe in discussione.
Questo fondamento non c'è! Cioè non esiste una “funzione del benessere sociale”!

Continuiamo a contrapporre dibattiti senza renderci conto che i diversi sistemi elettorali, come quelli istituzionali, possono essere più o meno adeguati ai tempi, più o meno in linea con la cultura della popolazione o con le propensioni individuali, più o meno adatti alla struttura istituzionale,  ma le scelte politiche che portano a questi sistemi, intese come sistemi di decisione collettiva, non si possono basare su meccanismi razionali solidi e non contraddittori. 
Vale cioè quello che è stato definito il "Teorema dell'Impossibilità" di Arrow, che ci assicura che non possiamo aspettarci la soluzione ideale.
Senza contare altre problematiche come il Paradosso di Condorcet, la Regola di Borda, il Paradosso dei due Gelatai, di cui lascio al lettore la curiosità di scoprire.


(Kenneth Arrow 1951)
Supponendo di avere almeno tre alternative, non esiste alcuna funzione del benessere sociale F che partendo da un insieme di ordinamenti preferenziali individuali consente di ottenere un ordinamento sociale riflessivo, completo e transitivo rispettando le seguenti condizioni (o assiomi)
U Dominio universale e illimitato
P Principio di Pareto Debole
D Assenza di dittatore
I Indipendenza dalle alternative irrilevanti (iai)

Esso dice quindi che, dati i requisiti di "universalità",  "non imposizione", "monotonicità", "non dittatorialità", "indipendenza dalle alternative irrilevanti", non è possibile determinare un sistema di votazione che preservi le scelte sociali.


Albert Camus - acrilico su masonite di Manfredi

In altre parole: qual è la dinamica che porta la scelta che faccio io, alla scelta fatta da un gruppo, una collettività, una nazione, entità composte da alcuni, tanti, tantissimi individui come me?
La scelta risulterà davvero una scelta democratica?
O la scelta sarà condizionata dal potere degli ignoranti, degli hooligans, di quelli che seguono la politica a mo’ di tifoseria calcistica?
Winston Churchill definì la democrazia come la peggior forma di governo esistente, aggiungendo però che non ne aveva mai conosciuta una migliore.
Ma se siamo consapevoli che la nostra scelta non potrà mai essere supportata da una “funzione del benessere sociale”, da persone razionali, non avremmo motivi per andare a votare. 
D'altra parte se solo gli irrazionali votassero, non dovremmo poi stupirci né dei risultati delle votazioni, né delle conseguenze. 
Quindi non ci resta che pensare come Albert Camus "sii realista, chiedi l'impossibile" in questo caso "sii realista, vota l'impossibile".



sabato 12 novembre 2016

Trump sarà eletto solo il 19 dicembre!

Di solito evito di pubblicare articoli che riguardano fatti politici di attualità, preferendo "pillole di storia" riferite quindi al passato, ma stamani mi sono alzata con un'illuminazione che ho deciso di scrivere!
Illuminazione nata da una notte piena di incubi e sogni che richiedeva una riflessione mattutina di razionalità.
L'incubo o il sogno, a seconda dei punti di vita, riguardava questo: "ma Trump è davvero già il presidente degli Stati Uniti d'America?"
La risposta razionale è NO!!!!!!
Mi sono infatti ricordata delle parole di Alexander Hamilton, uno dei Padri fondatori, che nel 1788 aveva definito le ragioni dell’esistenza del Collegio Elettorale, cioè di quelli che vengono comunemente detti "i Grandi Elettori" e, non ricordandole ovviamente a memoria, sono andata a cercarle in internet e mi sono imbattuta anche in una petizione.

Alexander Hamilton raffigurato sulla banconota da 10 dolllari

Ma tornando ad Hamilton (nome che ricordavo anche perché omonimo di William Rowan Hamilton, celebre e affermato fisico-matematico irlandese a cui si deve la scoperta dei quaternioni), ideò questo strumento per timore della democrazia diretta e a tutela dell’onorabilità della Casa Bianca, per evitare la “tirannia delle masse” e perché il popolo, scriveva, “raramente giudica o decide nel modo giusto”. 

"All these advantages will happily combine in the plan devised by the convention; which is, that the people of each State shall choose a number of persons as electors, equal to the number of senators and representatives of such State in the national government, who shall assemble within the State, and vote for some fit person as President. Their votes, thus given, are to be transmitted to the seat of the national government, and the person who may happen to have a majority of the whole number of votes will be the President. But as a majority of the votes might not always happen to centre in one man, and as it might be unsafe to permit less than a majority to be conclusive, it is provided that, in such a contingency, the House of Representatives shall select out of the candidates who shall have the five highest number of votes, the man who in their opinion may be best qualified for the office. 
The process of election affords a moral certainty, that the office of President will never fall to the lot of any man who is not in an eminent degree endowed with the requisite qualifications. Talents for low intrigue, and the little arts of popularity, may alone suffice to elevate a man to the first honors in a single State; but it will require other talents, and a different kind of merit, to establish him in the esteem and confidence of the whole Union, or of so considerable a portion of it as would be necessary to make him a successful candidate for the distinguished office of President of the United States. It will not be too strong to say, that there will be a constant probability of seeing the station filled by characters pre-eminent for ability and virtue. And this will be thought no inconsiderable recommendation of the Constitution, by those who are able to estimate the share which the executive in every government must necessarily have in its good or ill administration. Though we cannot acquiesce in the political heresy of the poet who says: "For forms of government let fools contest That which is best administered is best," yet we may safely pronounce, that the true test of a good government is its aptitude and tendency to produce a good administration."


Dipinto di John Trumbull riprodotto sul retro della banconota da 2 dollari
Non è, come spesso si sostiene, la firma della Dichiarazione d'Indipendenza. 
In realtà l'autore aveva rappresentato il comitato dei cinque redattori nell'atto
di presentare il loro lavoro al Congresso. 

Folgoranti parole, più che condivisibili, a sostegno dell'idea che con questa soluzione a “cuscinetto”, dei Grandi Elettori interposti tra il voto popolare e la Casa Bianca, “la carica di presidente non finirà mai nelle mani di un uomo che non sia dotato in massima misura dei requisiti indispensabili”.
Con questo obbiettivamente non è detto che i Grandi Elettori possano effettivamente essere in grado di valutare appieno i requisiti di Donald Trump e l'opportunità che possa o meno solcare la porta della White House. 
Requisiti che forse Trump, per il suo programma e le esternazioni espresse in campagna elettorale, potrebbe non avere.
Senza dimenticare il paradosso a cui abbiamo assistito, dato dal fatto che numericamente parlando Donal Trump non ha vinto il voto popolare.
Infatti, paradossalmente, come era accaduto già nel 2000 ad Al Gore che perse contro George W. Bush, Hillary Clinton ha ottenuto 230.053 voti in più di Trump (Hillary Clinton 59.923.027 47,7% e Donald J. Trump 59,692,974 47.5%) ma ha perso!

Comunque i Grandi Elettori sono 538 e Presidente e vice Presidente vengono scelti dal Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori. e per essere eletti bisogna avere 270 voti elettorali. E Trump ha conquistato al momento 279 voti.
Perché dico al momento?
Perché sarò solo il prossimo 19 dicembre che il Collegio Elettorale esprimerà due voti: uno per eleggere il Presidente e uno per il suo vice. 
Solo allora, formalmente e di fatto, si stabilirà chi è veramente il vincitore. 
Pochi sono stati i "traditori" e chi “tradisce” in molti Stati va incontro solo a una multa, e la preferenza non viene invalidata. 
Pur essendo possibile che tale tradimento avvenga, mi sono documentata e ho potuto constatare che nella storia degli Stati Uniti non si è mai verificato che il voto contrario del Collegio Elettorale ribaltasse il risultato. 
Da quello infatti che riferisce la no profit Fair Vote, ci sono stati 157 casi di “faithless electors”. 

Circa il 45 per cento di quei voti  sono stati cambiati perché il candidato è morto prima del loro conteggio. Dei rimanenti, in tre hanno deciso di astenersi, mentre 82 hanno votato per un candidato diverso da quello che avrebbero dovuto sostenere“. 

In sostanza come riporta il National Archives and Records Administration, nel 99% dei casi i grandi elettori non hanno tradito. 
Va analizzato anche il fatto che in questa tornata elettorale i repubblicani hanno ottenuto la maggioranza al Congresso, cosa che rende ancora più improbabile la possibilità di "tradimenti"
Nell'ipotesi remota che il "tradimento" avvenga è contemplata ancora una fase successiva, che prevede, nel caso in cui il candidato non raggiungesse la maggioranza dei voti, l'elezione di Presidente e Vice da parte della Camera dei deputati.


La White House riprodotta sul retro della banconota da 20 dollari

Come dicevo all'inizio mi sono imbattuta anche in una petizione in cui si chiede ai grandi elettori di scegliere la Clinton e di “ignorare” il voto dei rispettivi Stati, perché Trump è “inadeguato” alla carica presidenziale.
Come si legge nella petizione (a cui è possibile votare):

"Mr. Trump is unfit to serve. His scapegoating of so many Americans, and his impulsivity, bullying, lying, admitted history of sexual assault, and utter lack of experience make him a danger to the Republic." 
Mr. Trump ha usato tanti americani come capro espiatorio e la sua impulsività, la sua abitudine a bullarsi, a mentire, i suoi trascorsi di molestie sessuali e la profonda mancanza di esperienza lo rendono un pericolo per la Repubblica“.

Non so il successo che avrà questa petizione e dubito che ci saranno "traditori" sufficienti per evitare che Trump possa solcare l'entrata della White House, ma ho semplicemte voluto far chiarezza e rispondere a tutti coloro che auspicando una democrazia "diretta" non si rendono conto dei pericoli che questa cela!